Le rivoluzioni non necessariamente rappresentano delle soluzioni... sicuramente ti danno linfa vitale!

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mercoledì 25 novembre 2009

MARE BIANCO

Il teatro Massenzio... un teatro di "altri tempi"... un tempio dell'arte poetica e oratoria!
Era una sera di primavera... nel lontano 2006 quando... il Massenzio ci aprì le braccia!

In questo luogo magico è andato in scena MARE BIANCO, un opera corale, scritta a più mani... sotto la regia di Dina Capozio ed Ella Catalano un gruppo di artisti iniziò un percorso simile a quello de "L'Orchestra di Piazza Vittorio" (d'altra parte il gruppo nasceva qualche anno prima dalla stessa matrice: quelli di Apollo11 che facevano capo al Piccolo Apollo dell'Istituto Galilei di via Conte Verde), un percorso durato qualche anno e che li avrebbe portati a realizzare diversi spettacoli nel cuore dell'Esquilino in un discorso di recupero del quartiere!

MARE BIANCO viene scritto ed interpretato dagli stessi autori: Josette Martial (Guadalupe), Gustavo Bras (Argentina), Ingy Mubiyai (Egitto-Congo), Cristina Alì Farah (Somalia), Jorge Canifa Alves (Capo Verde) e Alex Mendizabal (Paesi Baschi)... in altri spettacoli ci sono stati autori ed interpreti di altre nazionalità... per questo eravamo definiti "i Poeti dal Mondo".

Sempre, all'arte poetica, si aggiungeva si aggiungeva una buona dose di musica... In MARE BIANCO protagonisti sono stati un sax, un tamburo e la sacra cora di Pap Kanoutè!

Tratto da "MARE BIANCO"

"Potenza della natura che ti cattura e ti scatena nel petto un impeto verso la grandezza, verso l’immensità. L’odore dell’infinito che si confonde con quello del cielo e insieme inducono l’uomo

a sottomettersi alla volontà dell’Altissimo.

Questo pensavo del mare.

E pensavo che fosse una parte di Dio, come il cielo, come il deserto, come la terra.

Pensavo che Dio si manifestasse in quegli elementi e che lì io lo avrei trovato."

domenica 15 novembre 2009

Bianco Nero e "colorato"

da REPORTAGE FOTOGRAFICO
delle SECONDE GENERAZIONI IN ITALIA
ROMA 2008

Foto di Cristiana Martinelli

sabato 7 novembre 2009

Scrittori di seconda generazione

da www.cvfaidate.com

di Emanuela Dutto

Ritengo importante e curioso dare spazio all’esperienza di un capoverdiano, Jorge Canifa Alves, giunto in Italia nel 1979, residente a Roma e laureato in Scienze Umanistiche – Letterature Africane di espressione portoghese, il quale parla della sua esperienza di emigrante come “percorso di mitigazione e lenta fusione di due realtà differenti. Un percorso dove si forma la nostra coscienza umana o meglio il nostro bagaglio culturale”.

Solitamente i ‘canali preferenziali’ attraverso i quali i capoverdiani sono riusciti a ritagliarsi un posto nelle nuove società ospitanti, sono state negli anni quelli musicali e gastronomici.

Ma lo stesso Jorge sostiene che “chi viene da un paese lontano, con cultura differente da quella del paese ospitante, avverte anche l’esigenza di doversi portare dietro il fardello della propria cultura, per non dimenticare, per ricordare, per sentirsi più a casa, per sentire casa propria un po’ più vicina.

Così ho avvertito con forza crescente la necessità di dover lasciare una testimonianza scritta della mia cultura di origine”.

Egli distingue innanzitutto due generazioni di “scrittori migranti”. Alla prima, appartengono stranieri che conoscono poco la lingua italiana e la nostra cultura, ma si addentrano in racconti che diventano veri e propri ‘diari’ narranti il percorso che ha portato gli autori stessi dal paese di origine alla loro avventura italiana.

C’è poi la seconda generazione di “scrittori migranti”, nella quale Jorge stesso si identifica, che è quella di coloro che sono nati, culturalmente parlando, in Italia.

“Conoscendo il mio volto, ci si attendeva qualcosa di ‘esotico’, invece una scrittura in perfetto italiano in uno stile occidentale, faceva perdere al lettore l’equilibrio nella lettura.

Secondo alcuni non esprimevo quello che ero veramente: un potenziale scrittore ‘straniero’, con un bagaglio ‘diverso’ da tutti i giovani scrittori italiani.

Dovevo tirare fuori questa ‘diversità narrativa’!

Ma credo che la diversità sia sinonimo di originalità ed è ciò che è originale che merita di essere letto perché provoca curiosità nel lettore.

Credo anche che l’intercultura non sia una via a senso unico dove io imparo e tu taci, ma una strada ‘di porto’ : io imparo da te qualcosa e ti insegno qualcos’altro e tu fai lo stesso con me.”

Con il passare del tempo, gli “scrittori migranti” vanno oltre il semplice ‘diario’; non vogliono più sentirsi stranieri nella lingua, ma solo nell’anima e diventano scrittori, prima che emigranti, per testimoniare qualcosa della vita del loro paese, per non dimenticare o per ricordare a loro stessi qualcosa che a loro appartiene, ma è lontano chilometri.

Ecco che ritorna, seppur sotto forme diverse, la figura del giovane e, nel caso di Jorge Canifa, anche dello scrittore, come ‘mediatore culturale’, non più soltanto per integrarsi in una cultura e in una società straniera, ma come ricchezza di entrambi i popoli: nati in Italia, questi italo capoverdiani, possiedono non solo una profonda conoscenza della nostra società, ma anche un’altrettanto importante conoscenza del loro paese di origine.

lunedì 2 novembre 2009

Racconti in Altalena: qualcuno ne parla!





domenica 18 ottobre 2009

CONTRA EL VIENTO "CONQUISTA" EL PLANETA

CONTRA EL VIENTO
UNA STORIA CAPOVERDIANA, attraverso la voce di una grande scrittice spagnola Ángeles Caso!
"Contra el Viento" vince IL PREMIO EL PLANETA, il premio letterario più importante in Spagna!

Ángeles Caso (Gijón, 1959) ganó ayer con la novela Contra el viento el Premio Planeta 2009, dotado con 601.000 euros. En ella narra la historia de una joven de Cabo Verde que, tras años de infortunio en su país, decide emigrar a Europa. Primera escala, Portugal; segunda, España. Pero las cosas no mejoran. La vida, y los hombres de su vida, la maltratan. "Es una novela en la que rindo homenaje a las heroínas del siglo XXI, en ese caso a las mujeres caboverdianas inmigrantes que vienen a nuestras casas a ayudarnos, a cuidar a nuestros hijos y de nosotros para que las mujeres podamos seguir con nuestras vidas", explicó la escritora, que añadió que se trata de "una novela coral, donde intervienen muchísimas mujeres y tiene final feliz".

da "ELPAIS.COM"

CUENTOS SOBRE UN COLUMPIO

El columpio? todos nos sabemos que es ... en todo el mundo se sabe que es el columpio ... aquí (en el libro: "Racconti in Altalena") se convierte en un símbolo común que en todas las partes del mundo está conocido: inicia da Cabo Verde para llerar a los caminos rumanos, pakistaníes, bolivianos ... El libro habla de 4 temas importantes: la mujer, el agua, la amistad y la libertad . El agua es libre de ir donde quiere junto a lossus tres estados... ele destruye y crea, entra y rompe sus diques... el agua es todo ... en aquellas historias en que eso elemento falta está el total de la tragedia (en SAB RAS, por exemplo), eso porque no hay libertad (como mujer) de poder elegir sus amigos; onde que no puede tomar cualquiera de los estados conocidos el no está libre, pero es la negación de la libertad de modo que el es propiedad de los que prefieren el dinero, la corrupción de la libertad.

martedì 13 ottobre 2009

MORNA A ROMA: ballata di Natale (suonata con il cavaquinho)


IL MONDO IN ITALIANO: ARTISTI MIGRANTI RACCONTANO
All'interno della "Settimana della lingua Italiana nel Mondo", si svolgeranno due serate - domenica 18 e sabato 24 ottobre - in cui scrittori, musicisti e artisti visuali provenienti dal "resto del mondo" si confronteranno su temi di grande attualità come l'identità, l'integrazione e l'appartenenza culturale. Assisterete a uno spettacolo insolito e suggestivo in cui letteratura, musica e arti visive si fonderanno insieme nel tentativo di rispondere alle stesse domande. Ovviamente,in lingua italiana.
Il 18 Ottobre viaggeremo dentro la Babilonia spumosa e confusa delle lingue delle madri e dei linguaggi delle figlie nella lettura della scrittrice di origini somale Igiaba Scego illustrata dalle opere di Fabrizio dell'Arno (Brasile) e dalla musica del griot Badara Seck (Senegal); ascolteremo il dialogo improbabile e disarmante tra Zeinab e Clarisse, personaggi creati dalle penne irriverenti di Felicitè Mbezele (Camerun) e Ingy Mubiay (Egitto); assisteremo al "Canto di Natale" del capoverdiano Jorge Canifa Alves, imprigionato nella "gabbia" che Giulio Costa, Attilio Fontana,Juan Carlos Albelo e Franco Ventura hanno costruito intorno al suo racconto con immagini e suoni.
Special guest Marco Marzocca e la sua straordinaria invenzione linguistica dell’italiano filippinizzato, nei panni del disastroso filippino Ariel.
La direzione artistica della serata è affidata al collettivo embrio.net (www.embrio.net) da anni attivo nell'ambito della produzione audiovisuale abbinata ad eventi letterari e readings dalle tematiche borderline, supportate da un forte impatto emotivo.

La cura è di Gabriella Sanna (Biblioteche di Roma)

Ingresso gratuito fino a esaurimento posti
info: www.bibliotechediroma.it - www.romamultietnica.it
Servizio Intercultura Biblioteche di Roma Tel. 06 45430265-264

venerdì 9 ottobre 2009

1994

1994
Non perdetevi questo spettacolo: 1994
è la nostra storia attuale di lavoratori poco considerati e sbattuti di qua e di la da un'azienda in fallimento...
"Dalle parti dell'ultima grande crisi economica prima dell'attuale, i dipendenti di u...na qualsiasi "azienda", vivono il trauma inaspettato delle prime "ristrutturazioni", ancora inconsapevoli della precarietà, dell'incertezza e della ottusa accettazione dell'ordine esistente che negli anni a seguire travolgeranno un pò tutti. Un "1984" rovesciato nel quale il "pensiero unico" non è il futuro che ci attende ma il presente che viviamo." www.controchiave.it
Colpisce la grande attualità di un testo scritto quasi 15 anni fa e "ciò che sorprende" commenta Luciano Bevilacqua, musicista dello spettacolo "è come nulla sia cambiato dal 1994... forse l'unica cosa di oggi è ch ci sia la consapevolezza del declino... ma non c'è reazione"... Le musiche che tamburellano l'animo dello spettatore accompagnadolo in un tunnel di emozioni sono rigorosamente dal vivo!
Il testo è un qualcosa di dinamico e avvincente che non annoia anzi porta direttamente alla riflessione... un esempio è la battuta del cattivo-burlone dei propri dipendenti, interpretato da Marco Diorio: "un consiglio: cerca di sollevarti da terra... impiccati!".
La regia (di Massimo Cardinali) è curata nel minimo dettaglio, dove anche gli attori che non partecipano direttamente all'azione svolgono un ruolo di fondamentale vivacità con silenziose interpretazioni che creano ancor più dinamicità nelle scene tutte.
Con "1994"... siamo nel presente 2009!

Dal 29 settembre all' 11 ottobre
Teatro Sala Uno
Piazza di Porta San Giovanni, 10 ore 21


Per maggiori informazioni clicca qui CONTROCHIAVE

domenica 4 ottobre 2009

Forche Caudine: Identity Festival 1

Sembrava che la nostra identità fosse stata fatta prigioniera dal traffico che voleva tenerci fuori dal festival! Un'ora per uscire da Roma, stesso tempo per arrivare da Caserta a Montesarchio dove si teneva il festival e dove tutti ci aspettavano preoccupati. Alla fine io e Massimo Ghirelli siamo arrivati a destinazione: sala consiliare del palazzo comunale di Montesarchio, dove si è svolto il primo festival sulle identità, sul loro significato intrinseco e sull'essenza stessa del termine "Decifrare le identità:conflitto e solidarietà tra culture e razze". A moderare il dibattito il consigliere delegato di Art Sannio Campania Francesco Antonio Barbato che ha sottolineato come oggi sia difficile una identificazione effettiva dei cittadini in un'unica dimensione: "l'attualità che viviamo non ci permette di trarre spunti per risposte dato che sorgono solo interrogativi, ecco quindi l'interrogarsi necessariamente sulle nostre radici, sulle nostre origini, sul passato.

Da Caserta News e da Il Sannita una sintesi del mio intervento:
Uno spunto differente è stato poi offerto dallo scrittore Jorge Canifa: "io guardo all'identità come concetto di multiculturalità dove il pericolo nasce dalla mancanza di scambio, quando si incontrano culture differenti. La paura delle differenze, in particolar modo la cultura e l'identità dei figli dei migranti offrono uno spunto importante di osservazione. I giovani che si trovano in nuovo paese ospitante partono dalla conoscenza della cultura di provenienza e nel contempo incontrano la curiosità della nuova cultura in cui si inseriscono per formare una nuova personale cultura. L'identità, in questo caso, nasce dal tentativo di trovare se stessi. Il pericolo che vedo è nell'esigenza di recuperare le proprie origini a causa della crisi identitaria adolescenziale cui si può andare incontro quando non ci si sente accettati dalla cultura di cui pure si è parte integrante . E' per questo che l'identità deve nascere dal confronto, giorno per giorno e dallo scambio.

Il dibattito ha inaugurato il primo Identity Festival di Montesarchio presentato dalla Regione Campania, dalla Provincia di Benevento, dal comune di Montesarchio ed organizzato da Art Sannio Campania e proseguirà sino al 4 ottobre con un programma ricco di spettacoli imperniati sulla multiculturalità.








Programma:

Venerdì 2 ottobre
Ore 18.00 - Sala Consiliare Palazzo comunale
Convegno di presentazione
DECIFRARE LE IDENTITA': CONFLITTO E SOLIDARIETA' TRA CULTURE E RAZZE
Relatori:
Massimo Ghirelli - giornalista
Jorge Canifa - scrittore
Diego De Silva - scrittore
Patrizia Giancotti - fotografa
Domenico De Masi - sociologo
Con la partecipazione di
Paolo Cresta - voce recitante

Ore 21.00 - Chiostro di San Francesco
LE MILLE E UNA NOTTE
con Vincenzo Cerami
musiche scritte ed eseguite da Aidan Zammit
Vincenzo Cerami legge il prologo e la prima notte dell'opera, accompagnato dall'artista maltese Aidan Zammit, autore delle musiche originali dello spettacolo.

sabato 26 settembre 2009

Daya Nueva

Esos cuatro dias han pasados rapidisimos entre los brazos de la amable Daya Nueva.
¡Ha sido fantastico!
Appena sceso alla stazione di Orihuela ho preso un cafè cortado, poi ho lasciato i miei occhi e le mie braccia avvolgersi intorno alla meraviglia che mi si presentava davanti, con el deseo irrefrenable de conocer cada centímetro de su cuerpo y su alma.
Quando mi sono un po’ ripreso da questa grandissima emozione le insegne luminose mi davano il “bienvenido a Daya Nueva”… era già l’ora in cui in Spagna hanno terminato da poco di cenare e la gente si riversa nelle strade a prendere un po’ di fresco o a gustare l’aria della festa come in questo “pueblo”.
Daya Nueva, così semplice e straordinaria contemporaneamente, me ha sonreido y me ha amado de inmediato ed io l’ho abbracciata mentre bevevo un mojto insieme ad amici appena conosciuti ma che si dimostreranno essere più amici di amici di lunga data.
Tra le sue vie, tra le sue braccia mi sono perso per ritrovarmi poi in un castello circondato dal silenzio tipico delle province spagnole… ninguna noche en mi vida habia estada tan llena de sueños de colores; ninguna noche con una Luna tan romántica y apasionada como la de esos momentos en la Vega Baja!
Quando di nuovo è sorto il sole, ed ho aperto gli occhi, ho gioito d’immenso trovandomi ancora tra le braccia di Daya Nueva che in un attimo mi ha risucchiato nei preparativi della festa, del Certamen: inviti, plotter da appendere, scenografia da allestire, discorsi da preparare!
Quanto movimento, quanta bellezza culturale per un pueblo di 2000 abitanti solamente!
Diversi centri culturali, associazioni, scuole di musica dove coltivare le tradizioni sonore, una biblioteca dove scoprire l’amore per la letteratura e… Daya Nueva, yo te quiero! Tu sei ciò che ho sempre sognato!
E in un attimo è arrivata la sera che mi ha trasformato in un principe che, con le sue Musa e le sue Regine, si reca al gran ballo di corte dove tutti, incuriositi, guardano e applaudono per un semplice gesto come quello di prendere per mano le dame e accompagnarle sul palco…
Daya Nueva Gracias por haberme ofrecido este sueño!
E un grazie, per avermi dato la possibilità di amare Daya Nueva, a: Enca, Marga, Miguel, Mattew, Pepa, Luzmar… straordinari anfitrioni quanto amabili persone che non dimenticherò mai!

venerdì 25 settembre 2009

Certamen Literario Daya Nueva

Serata magica quella del 19 settembre a Daya Nueva, un “pueblo” tra Murcia ed Alicante... con poco più di 2000 anime artistiche… qui la gente ha nel proprio DNA cromosomi musicali e artistici sviluppati più che in qualsiasi altra regione spagnola. Tutti suonano almeno uno strumento, molti scrivono, nessuno odia l’arte. E allora stare insieme a questa gente della Vega Baja significa alzare lo sguardo verso il Nirvana, significa ritornare uomini in questo mondo sempre più privo di umanità!

Yo soy de un pueblo que canta,
Yo soy de un pueblo que sueña,
Yo soy de un pueblo que tiene el corazón de poeta.

Con questi versi di Miguel HERNANDEZ, che bene fotografano il “carattere” degli abitanti di Daya Nueva, ha avuto inizio la XLI edizione del Certamen Letterario “Daya Nueva” e contemporaneamente la XVIII edizione del Certamen Juvenil “Miguel Hernandez”, entrambi organizzati dall’Asociación Cultural Club Excelsior.
“El Certamen Literario Daya Nueva VUELVE a celebrarse un año más y ello nos llena de orgullo a todos los habitantes de nuestro pueblo” Queste le parole di Margarita Navarro GONZÁLEZ, Presidentessa dell’AA.VV. “Club Exelcior”, associazione organizzatrice del Certamen: “Este encuentro es posible GRACIAS al esfuerzo, la DEDICACIÓN y la ILUSIÓN de muchas personas que creen en la literatura, en la PROYECCIÓN de nuestro pueblo y en el potencial ARTÍSTICO de muchos de nuestros vecinos."

Presenti tutte le autorità del paese, i poeti giunti alla finalissima, le Musa scese dall’Olimpo, le Regine vestite a festa e molti amanti dell’arte del poetare dell’anima nostra e curiosi e curiose.
Il teatro è pieno e caloroso. Tutto il paesino sembra essere dentro il teatro con eleganza e calore tipici solo dei giorni di festa… E che festa a Daya Nueva!
“È un momento sentito da tutti perché qui tutti sono un po’ artisti” sottolinea Dña Encarna Titos Gil.
Ed ecco… si abbassano le luci e si accende lo spettacolo poetico magico e solenne.
Le Regine e le Musa prendono posto sul palco tra gli applausi di tutti nei loro abiti lunghi da miss.
Le autorità ricevono la loro bella presentazione, ringraziano e tornano a sedersi mentre l’emozione già brilla negli occhi delle due presentatrici che incorniciano i passi dell’assente “Mantenedor” Maria de Pau Janer a causa di un problema familiare; gli onori di casa dell’emozionato don Josè María Rodriguez Barberá; i ringraziamenti tanto naturali quanto commoventi di don Vincente Pérez García e… e finalmente il fiore poesia che sboccia d’incanto travolgendo il pubblico in sala.

I primi petali sono per il Certamen Juvenil “Miguel Hernandez” che in questo giorno speciale diventa maggiorenne e che “acoje a jovenes poetas que desean compartir a traves de unos versos, sus sentimientos, sus vivencias, su alma…" e allora che si alzi e salga sul palco il vincitore: Juan Mas Villaseñor con il suo “Cabo Negro”:
(frammento) Ahora caen los cometas sobre un azul
recondito de cuando la gran Nada
se escondió en dos burbujas :
materia, antimteria.

Anzi, che si avvicinino i vincitori perché anche Dña Sabrina Pérez Carranza merita l’alloro sulla testa con la lettera con rima chiastica dedicata a Miguel Hernandez, “Mi poesia intrusa” :
(frammento) Nunca hubo cebolla más dichosa
que aquella que sus nanas dibujaron con tinta
tinta que de sus versos escapa y retinta
con dulzura la voz de ese ninő, el sol y la rosa.

E il pubblico applaude i giovani che sanno regalare ancora sentimenti nobili attraverso la poesia mentre Regine e Musa premiano questi artisti… Poco dopo arriva il momento dei secondi petali dell’evento e…scendono in campo anzi salgono sul palco i vincitori della XLI edizione del Certamen Letterario “Daya Nueva”.
“Carpe Diem” di Juan Lorenzo Collado Gómez vince il premio speciale “Flor Natural”:
(frammento)… ahora que la melancolía
alza un puñal que ya desde hace tempo
maestra hojas de acero,
decimos que el amor
es la caricia de la rutina.

Poi arriva il momento in cui le Musa lasciano lo spazio e l’alloro al vincitore di questa edizione del premio: Josè Luis Hernández Garvi che con la sua pioggia “Lluva” trafigge l’anima dei presenti:
(frammento) Has llegado muy temprano
despertando con ritmo acompasado,
musica que me recuerda
a poemas escritos en el viento,
perdido para siempre,
que nunca serán leídos.

E sotto quest’acqua si alzano scroscianti gli applausi di tutti… e la poesia regna sovrana nell’aria e sopra la pelle emozionando sempre più… parole non casuali visto che la colonna sonora dell’evento aveva la voce di Giorgia Todrani.
La serata magica degli “eroi-poeti” non finisce qui, perché subito inizia una processione laica dove tutti i presenti al Certamen partecipano tra le ali della gente rimasta fuori e per le strade… un o sfilare di "vip" che porterà tutti dall’altra parte del “pueblo” sotto un enorme tendone per un ricco aperitivo e uno straordinario concerto del gruppo musicale ALBALADRE.
Nel mentre di ciò, la sintesi della manifestazione nelle parole di Dña Encarna Titos Gil, tra i giurati dell'evento: “La entrega de premios del 41º Certamen Literario Daya Nueva y del 18º Certamen de Poesía Juvenil Miguel Hernández ha sido todo un éxito. Ha sido un verdadero honor estar allí. ¡Gracias Marga! Ha sido increíble ver cómo trabajas por este Certamen: enh...orabuena, Sra. Presidenta del Club Excelsior. Y gracias a todos los que habéis ayudado de un modo u otro a encontrar solución a la ausencia, en el último momento, de Maria de la Pau Janer.”

E l’evento finisce mentre tutti cantano allegramente!

Gracías Daya Nueva… pueblo que tiene el corazón de poeta!

domenica 13 settembre 2009

STOP MGF


Comunicato Stampa girato da Tabanka onlus... condivido e pubblico!


STOP MGF

Mai più mutilazioni genitali femminili

In Italia sono circa 90mila le donne immigrate che hanno subito le pratiche della mutilazione genitale femminile (MGF), diffuse in 28 paesi africani, in Medio Oriente e nel sud est asiatico. Inoltre esiste un alto rischio che le figlie di queste donne, bambine e adolescenti, subiscano tali pratiche nel corso della loro permanenza in Italia o durante un periodo di vacanza nel paese dei genitori”. Questi i risultati presentati da Pilar Saravia, presidente dell’Associazione NoDi – I nostri diritti - a conclusione del progetto STOP MGF, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le vittime di queste pratiche, supportate nel nome della tradizione, sono soprattutto bambine tra i 4 e i 15 anni: l’età a rischio è soggetta ad un graduale abbassamento per evitare eventuali resistenze da parte delle stesse bambine, che, una volta adulte, subiranno con gravi conseguenze psicologiche sofferenze fisiche provocate da malattie, rapporti sessuali dolorosi, infertilità, infezioni e parti pericolosi. L’Associazione NoDi, che da anni s’impegna in azioni concrete per il rispetto della dignità della donna immigrata in Italia, ha affrontato il difficile tema delle mutilazioni genitali femminili attraverso una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione tra la popolazione migrante, proveniente dai paesi a rischio e insediata nella Regione Lazio. Il progetto STOP MGF, iniziato nel febbraio 2007, si è sviluppato attraverso tre fasi: formazione degli operatori socio sanitari, curata dal San Camillo – Forlanini, ricerca del fenomeno, realizzata dall’IRPPS-CNR, e sensibilizzazione/prevenzione delle comunità interessate, seguita da NoDi. In venti mesi l’associazione NoDi ha mappato i luoghi d’incontro e dei servizi utilizzati dalle comunità a rischio sul territorio laziale, ha incontrato i mediatori culturali, ha prodotto e distribuito materiale cartaceo sul tema. Ha quindi realizzato incontri di sensibilizzazione e informazione con gruppi di vittime o a rischio di MGF nelle cinque province laziali per un totale di 800 donne. Infine ha realizzato il sito d'informazione www.stop-mgf.org che ospita anche un forum per lo scambio di esperienze. Se nel parlare dell’argomento la prima reazione delle donne coinvolte è la diffidenza, la parola chiave per rompere il silenzio è quella della salute, un diritto garantito dalle leggi nazionali dei paesi a rischio, che tendono a contrastare tali pratiche pur trovando grandi difficoltà nella loro applicazione, soprattutto nel contesto rurale. In Italia le MGF sono un reato punibile con il carcere (Legge 9 gennaio 2006 n. 7): l’obiettivo è quello di scoraggiare l’uso di queste pratiche nella società italiana.


INFO www.stop-mgf.org
UFFICIO STAMPA: email maipiumgf@gmail.com
Maria de Lourdes Jesus cell 3391737455
Ilaria Marchetti cell 3381917190
Francesca Vitalini cell 3393390878

sabato 12 settembre 2009

Un po' di storia


Sono arrivato in Italia nel 1979.
Io non ci volevo venire. Stavo troppo bene nella mia terra: Capo Verde. Correre su quelle montagne di Santo Antao per me era il massimo che si potesse avere dalla vita.
Svegliarsi ogni giorno e ascoltare il canto degli uccelli mentre dall'alto dei monti i tuoi occhi scorrono lungo le loro pendici fino giù ad immergersi nell'oceano.
Poi arrivava la colazione spesso a base di "catchupa guisada" o frutta e latte appena munto.
Dopo la colazione noi bambini andavamo ad assumere le nostre responsabilità di gioco. Qualche volta cotruivamo case straordinarie in pietra e rami di cocco che resistevano giorni e giorni e mesi, e lì ci appostavamo per sorprendere le cornacchie che venivano a rubare le spighe di grano degli ampi campi di mio nonno... E rincorrevamo questi corvi armati di urla, fionde, pietruzze... quanto ci divertivamo, quanto ridevamo.
Il nostro compenso erano dei bei tocchi di canna da zucchero che gustavamo seduti in cima ad una rupe pensando alla meraviglia del creato che ci circondava.
E non parliamo, poi, delle escursioni che facevamo di nascosto sulle cime impervie dei monti, nei campi dei vicino per prendere qualche carota, nella cucina della nonna per qualche pezzo di dolce!
Dieci-docici bambini quasi tutti cugini che non facevano che divertirsi dalla mattina alla sera quando stanchi si sedevano intorno ad un fuoco o semplicemente sotto la luce della grande Luna per ascoltare i racconti di vita, di bruxias (streghe), folletti della notte, di terrore e di amore degli adulti e poi svegliarsi qualche volta nel cuore della notte per assistere alla preparazione di qualche festa da parte degli adulti che sempre uccidevano gli animali domestici la notte per non impressionare noi "piccolini", o forse per il fresco della notte!
NO, io non volevo proprio venirci in Italia ma...
Ero piccolo e non potevo decidere, così un giorno mi sono ritrovato in Italia.
Che fatica rinunciare a tutte le mie certezze.
Migrare, specie a quell'età è difficile, perdi tutto: dagli amici ai giochi, dai sogni alla personalità che ti stai costruendo.
Improvvisamente non sei più nessuno.
Per migrare occore coraggio, un atto di coraggio non indifferente. Si dovrebbe assegnare un "premio Nobel per la Pace", anche simbolico, alla migrazione.
Io ho perso tutto... ma piano piano mi sono ricostruito ed ho iniziato dalla musica! Anzi la musica mi ha riportato dentro il sogno, cantando a squarciagola con gli amici che nel frattempo mi ero fatto e dopo un anno sono ritornato nel mondo, sono rinato grazie a queste tre canzoni che fanno la storia della mia vita perchè sono le tre canzoni italiane che ho cantato per prima, sono le tre canzoni che dopo 29 anni risuonano ancora nella mia testa e mi portano sul confine tra Capo Verde e Italia; sono tre canzoni che difficilmente dimenticherò; sono tre Musa: "Bella Ciao" canto partigiano, "Tu sei l'unica donna per me" di Alan Sorrenti, "Alla Fiera dell'Est" di Angelo Branduardi...
Quell'estate nella colonia estiva di Giulianova, 1980, sono rinato un po' italiano.

martedì 8 settembre 2009

Nha Vida

sito di Lura www.luracriola.com

LURA da Capo Verde con Energia

Passione, energia, giovinezza e bellezza, esperienze teatrali e di danza, soprattutto una voce speciale e una grande convinzione culturale fanno di Lura, trent'anni, una stella in ascesa della musica portoghese con radici africane. Nata a Lisbona nell'anno dell'indipendenza delle isole di Capo Verde dal Portogallo - divenute, dopo aver guarito le ferite, un paese ospitale - Lura esplora, della musica di quei piccoli sassi vulcanici lanciati dal Senegal nell'Oceano, non solo la morna resa celebre da Cesaria Evora, ma tutti gli stili: oltre alla malinconia, al languore e alla dolcezza, la vitalità e l'allegria travolgente. (tratto da e-cremona.it)

Lura Anima e Corpo

Grazie al successo dell' album seguente “M' bem di Fora” che esce nel 2006, Lura solca il mondo e conquista un pubblico sempre più fedele ed attento alla sua musica, ed è attraverso di lei che le giovani generazioni capoverdiane riscoprono il patrimonio musicale locale, ballando, innamorandosi e piangendo sui ritmi amati dai loro genitori o dai loro nonni. Album della maturità, “M' bem di Fora” pone le basi delle sue canzoni future e del nuovo album “Eclipse”. Oggi, Lura rivendica corpo e anima delle sue radici capoverdiane, come per trascenderle meglio: “Canto le suggestioni di Sao Tiago e Santo Antao, delle isole che sono la terra di mio padre e mia madre. Perché cantare la musica di Capo verde è la gioia di arrivare a toccare cose sepolte in me che non sospettavo nemmeno di conoscere”. (tratto da marsala.it)

LURA una foto insieme!

Ho avuto l'onore di incontrare questa voce del firmamento capoverdiano nel 2006, al Congreso dos Quadros (Evento che riporta, ogni quattro anni, i capoverdiani sparsi nel mondo, a casa per riflettere e discutere i grandi temi della nostra capoverdianità), in questa occasione ho avuto il piacere di conoscere non solo la cantante ma anche la persona, di cui anche la sua aurea umana è grande davvero! Di seguito una foto insieme ad uno dei miei miti capoverdiani!


Lura e la sua "NHA VIDA"

Nha Vida
Hoji n`odjal

Hoji n`odja homi di nha vid
a
Ê
cenam Ku mon n`fica sima pomba perdida
N`amor bem dam razon di vivi

Bem intchi nha vida di kusa fasi

Nhas horas alegri n`krê passa Ku bó
Nhas horas tristi n`krê passa ku bó

Nha passa tempo n`krê passa ku bó

N`amor ami n`naci pam vivi ku bó

Bem pegam no mom
Bem lebam ku bó
N`krê bai na bu ragass

Bem inxinam tudo kusa k`inda n`ka sabi

Be
m lebam ku bó inxinam tudo kel ki bu prendi na vida
N`amor bem dam razom di vivi
Bem intchi nha vida di kusa fasi

N`sta raserva nha vida pa bó

N`amor ami n`naci pam vivi Ku bó

Ó kim sta ku bó pa mim mundo ka existi màss

Ó kim sta ku bó mundo feto só di nôs dôs


Nha Vida (Vita Mia)
Oggi l'ho visto

Oggi ho
visto l'uomo della mia vita
Mi ha fatto un cenno con la mano ed io mi sono sentita una colom
ba persa (mi ha accennato con la mano ed io quasi svenivo).
Amore mio, vieni a darmi ragione di vivere

e indicami cosa devo fare nella mia vita

nelle ore felici io vorrei stare con te

nelle ore tristi io vorrei stare con te

nel passatempo io vorrei stare con te
Amore mio,
io sono nata per vivere con te!

Vieni prendimi per mano

e portami via con te

Vorrei andarmene tra le tue braccia

Vieni e
insegnami tutto quello che ancora non so
vieni e insegnami tutto quello che tu hai imparato nella vita
Amore mio, vieni a darmi ragione di vivere

e indicami cosa devo fare nella mia vita

Riserverò la mia vita per te (Ti aspetterò)

Amore mio, io sono nata per vivere con te!

Per me, quando sto con te il mondo non esiste più

Per
me, quando sto con te il mondo è solo per noi due!

Nha Vida (Mi vida)
Hoy le he visto
hoy he visto el hombre de mi vida

me hizo un seña y me sentía como una paloma pérdida.

Mi amor, ven a darme la razón de vivir

mostrarme qué debo hacer en mi vida
en las horas felices yo quiero estar contigo
en horas tristes yo quiero estar contigo
en el pasatiempo yo quiero estar contigo
Mi amor, yo he nacida para vivir contigo
Ven y tómame de la mano
y llevame con ti
quiero dejarme en tus brazos
Ven y me enseñe todo lo que yo no conozco
ven y me enseñe todo lo que has aprendido en tu vida
Mi amor, ven a darme la razón de vivir
Muéstrame qué debo hacer en mi vida
Dedicaré mi vida a ti (Te esperaré)
mi amor, yo he nacida para vivir contigo!
Para mí, cuando estoy contigo, el mundo ya no existe
Para mí, cuando estoy contigo, el mundo es sólo para nosotros!

sabato 5 settembre 2009

The Untouchable

foto inviata da Marco Medaglia

Ci sono immagini che parlano più di mille parole!

Mentre i giovani italiani si chiedono dove sta andando l'Italia e perchè in questo paese un uomo abbia così tanto potere tanto da annullare l'opposizione politica, abbia tanto potere da annichilire gli organi di informazione, abbia tanto potere da zittire la Chiesa (simbolo già di estremo potere decisamente incontrastato- fin'ora!), abbia il potere di oltragiare l'Europa e i leader Europei e Presidente Americano, abbia il potere di crearsi delle leggi ad personam, abbia il potere di circuire minorenni senza la benchè minima contestazione popolare... Oltreoceano il virus dell'umana reazione produce questo significativo manifesto.
Tale Manifesto è stato fotografato in questi giorni per le vie di New York.
Accanto l'immagine la scritta:
He rules Italy ----- Governa l'Italia
with absolute power.----- Con Potere Assoluto.
No one can touch him.----- Nessuno può poccarlo.
No one can stop him.----- Nessuno può fermarlo.

Aldilà di quello che posso pensare io (tanto sono straniero e non conto una "minchia" in questo paese "democratico), mi viene spontaneo riflettere sulla risposta, sul feedback, che oltreoceano ne uscirà fuori non della persona in questione ma degli italiani stessi!
Meditiamo gente, meditiamo!


venerdì 28 agosto 2009

Questi maledetti, sporchi, inaffidabili immigrati

inviato da Raffaele Sena

Generalmente sono di piccola statura e di pelle scura. Non amano l´acqua, molti di loro PUZZANO perchè tengono lo stesso vestito per molte settimane. Si costruiscono baracche di legno ed alluminio nelle periferie delle città dove vivono, vicini gli uni agli altri.
Quando riescono ad avvicinarsi al centro affittano a caro prezzo appartamenti fatiscenti. Si presentano di solito in due e cercano una stanza con uso di cucina. Dopo pochi giorni diventano quattro, sei, dieci. Tra loro parlano lingue a noi incomprensibili, probabilmente antichi dialetti. Molti bambini vengono utilizzati per chiedere l´elemosina ma sovente davanti alle chiese donne vestite di scuro e uomini quasi sempre anziani invocano pietà, con toni lamentosi e petulanti. Fanno molti figli che faticano a mantenere e sono assai uniti tra di loro. Dicono che siano dediti al furto e, se ostacolati, violenti. Le nostre donne li evitano non solo perché poco attraenti e selvatici ma perché si è diffusa la voce di alcuni stupri consumati dopo agguati in strade periferiche quando le donne tornano dal lavoro. I nostri governanti hanno aperto troppo gli ingressi alle frontiere ma, soprattutto, non hanno saputo selezionare tra coloro che entrano nel nostro paese per lavorare e quelli che pensano di vivere di espedienti o, addirittura, attività criminali."
"Propongo che si privilegino i veneti e i lombardi, tardi di comprendonio e ignoranti ma disposti più di altri a lavorare. Si adattano ad abitazioni che gli americani rifiutano pur che le famiglie rimangano unite e non contestano il salario. Gli altri, quelli ai quali è riferita gran parte di questa prima relazione, provengono dal sud dell´Italia. Vi invito a controllare i documenti di provenienza e a rimpatriare i più. La nostra sicurezza deve essere la prima preoccupazione".

Dalla relazione dell´Ispettorato per l´Immigrazione del Congresso americano sugli immigrati italiani negli Stati Uniti, Ottobre 1912


inviato da
Roberta Lombardi

Quando i migranti eravamo noi
"I nos
tri morti gettati nell'oceano"
di GIULIA VOLA

BUENOS AIRES - Loro muoiono nel Mediterraneo. Quando gli emigrati eravamo noi, morivamo nell'Atlantico. "Buttarono nell'Oceano donne, un bambino e molti vecchi, in tutto quasi venti persone. Così raccontava mio padre". Maria Dominga Ferrero vive in provincia di Cordoba, in Argentina, nella casa che suo padre comprò quando, nel 1888, arrivò alla "Merica" a bordo del 'Matteo Bruzzo'. Una casa con i muri bianchi, la cucina grande, le stanze ariose e l'orto nel retro. "In barca gli dicevano 'coma esto, gringo de mierda', mangia questo. Era pane e vermi. Vide morire di fame una donna incinta. Ma cosa poteva fare?".

domenica 23 agosto 2009

Un po' di storia

da www.elezioni.comune.roma.it

Nell'autunno del 2003 ebbe inizio quella che a tutt'oggi rappresenta un fallimento per il comune di Roma: la gara per l'elezione del consigliere aggiunto. Perchè di gara si è trattato, tutti attratti da una coppa "posto di lavoro". Il fallimento era alla radice perchè non c'era nessun criterio di votazione. I candidati dovevano solo raccogliere un tot numero di voti per poter essere inseriti nelle liste elettorali. Cosa che fu assai facile... chi vive nel mondo della migrazione non ha difficoltà a trovare nei nomi senza impegno specifico. Da qui si può vedere che tutti potevano partecipare, anche chi era appena arrivato in Italia e non conosceva niente della realtà culturale e multiculturale del territorio. L'importante non era conoscere ma avere il maggior numero di voti. Democrazia? Insufficienza direzionale, del comune di Roma direi! Ovvio che la vittoria era già certa per quei paesi che avevano un gran numero di migranti in Italia: Filippine, Marocco, Romania, Bangladesh... Ciononostante decisi di partecipare solo perchè non volevo che il mio paese restasse fuori da questo che comunque rappresentava una novità (forse storica) per Roma. Mi sono candidato l'ultimo giorno utile... fino all'ultimo ho sperato che qualcun'altro capoverdiano si candidasse così da lasciarmi fuori... E Ho scelto volontariamente di non partecipare per il Comune, perchè i giochi erano già prestabiliti certamente, ma di partecipare per il mio municipio il V... potevo contare solo su 16 voti dei miei connazionali; Il Bangladesh su oltre 500 voti, poi a seguire romania, Perù e a seguire gli altri. I Candidati del Bangladesh erano due e non mi spaventavano perchè il mio obiettivo non era vincere, ma "esserci a nome del mio paese". Ciononostante avevo deciso di dare il meglio e organizzai la mia "CAMPAGNA ELETTORALE". Attraverso un amico di via del Cerchi riuscii ad avere l'elenco ti tutti i votanti. Feci una selezione dei possibili votanti e recapitai casa per casa le lettere da me scritte e imbustate... tutto a mie spese perchè il comune di Roma a noi candidati non ha mai dato neppure un solo centesimo per queste elezioni finanziate dall'Unione Europea. La mia campagna me la sono giocata da solo, con l'aiuto dell'allora mia compagna Maria Auxiliadora Gomes. Qualche volta mi è capitato di incontrare qualche "potente" candidato che mi abbia espressamente chiesto di allearmi con lui perchè tanto era scontata la propria vittoria... Naturalmente, per essere leali verso gli altri e coerente con le miei idee, non ho accettato proposte di alleanze con nessuno, nonostante non ci perdessi niente. Sono stati dei mesi antecedenti le votazioni anche molto interessanti con cene e incontri e scambi di voti con i candidati al Comune che non vedendomi come avversario cercavano di fare patti "di voto" con me: io assicuravo loro il voto dei capoverdiani al comune e loro in cambio mi davano i voti dei loro compaesani al municipio... Sapendo che i loro voti non mi sarebbero mai arrivati perchè come li promettevano a me li promettevano ad altri, ho accettato solo la loro amicizia e dato loro un po' di spazio nel programma radio capoverdiano "Radio Bleza", dicendo loro che dovevano conquistarseli i "capoverdiani"... In questo strano gioco, dove tutti mi cercavano, ma io non "avevo interesse" a dar retta a nessuno, io comunque mi sono divertito, anche sapendo che potevano vincere persone che non sapevano niente di intercultura perchè mai avevano fatto intercultura in Italia... Ridendo e scerzando è arrivato il giorno del giudizio... Partito con 16 voti sono arrivato al traguardo con 73 voti... Una vittoria che... non verrò eletto consigliere ma... qualche tempo dopo vice-presidente della Consulta per l'Emigrazione del V Municipio... ma questa è un'altra storia che presto vi racconterò.

sabato 18 luglio 2009

La Casa di Acqua

E solo allora lasciai il lutto per quei sogni naufragati… Era come se avessi trovato un posto nel mondo… Un posto al sole!



LA CASA DI ACQUA

di Jorge Canifa Alves


Sto per andare lontano, lontano

spero di avere un bel giorno ovunque.

Sto correndo lontano, lontano

spero di avere una bella notte comunque.

(Canto della tribù Papago)

L'ultima barca è andata a fracassarsi contro le scogliere scure, in riva al mare, in un mattino che si confonde nel tempo. In essa avevo riposto gli ultimi miei sogni fanciulleschi e avevo sperato di vederla sparire oltre l'orizzonte, ed invece le onde...

Si gettavano l'una sull'altra parole che sapevano di rivoluzione, ma nessuna... Nessuno aveva, però, il coraggio, la forza e l'organizzazione per passare dalle parole ai fatti.

– Allora prenderò io la situazione in mano.

Lo sguardo di mia madre lasciava mio padre e si posava terribile sul mio volto perso.

– Non voglio ripetertelo un'altra volta: basta giocare con queste stupide barchette di legno. Hai già otto anni e sarebbe tempo che tu cominciassi a dare una mano in casa e a badare ai tuoi fratelli più piccoli. MI SONO SPIEGATA?

Delle decine di barche che avevo me ne restava, ora, solo una che era sfuggita all'ira di mia madre perché sepolta sotto la sabbia.

Avevo pianto nel vedere le fiamme divorare i miei sogni. Ma ancora di più avevo sofferto nel vedere gli ultimi miei sogni naufragare prima ancora di prendere il largo.

(...) continua su ------>Babel


La Casa di Acqua si trova nell'antologia Racconti in Altalena

lunedì 6 luglio 2009

Il tuo Cristo è ebreo...

Ihr Christus ist Jude. Ihre Demokratie ist griechisch. Ihr Kaffee ist Brasilien. Urlaub ist Türkisch. Ihre Zahlen sind Arabics. Ihr Alphabet ist Latein. Nur Ihr Nachbar ist ein Fremder ... (1994, Poster an den Wänden von Berlin)

امسيح هو يهودي الخاصة بك. ديمقراطيتكم هو اليونانية. الخاص بك هو البن البرازيلي. عطلة التركية. Arabics هي الأرقام الخاصة بك. الخاص بك هو الأبجدية اللاتينية. فقط جارك هو غريب... (1994 ، وملصقات على جدران برلين)

Your Christ is jew. Your democracy is Greek . Your coffee is Brazilian. Holiday is Turkey. Your numerals are Arabic. Your alphabet is Latin. Only your neighbor is a stranger ... (1994, poster on the walls of Berlin)

ユダヤ人をキリストです。あなたの民主主義のギリシャ語
です。ブラジルのコーヒーです。休日トルコです。あなたの数字Arabicsされています。あなたのラテン文字のアルファベットです。隣人を知らないだけです... ( 1994年、ベルリンの壁には、ポスター)

Parerea lui Hristos este evreu. Parerea democraţie este greacă. Parerea cafea este brazilian. Holiday este turcă. Parerea cifre sunt Arabics. Parerea este alfabetul latin. Numai aproapelui tău este un străin ... (1994, poster pe zidurile de la Berlin)


sabato 4 luglio 2009

Al Presidente Napolitano

Un messaggio al primo degli Italiani: Presidente Giorgio Napolitano, perchè reagisca a questa barbaria promossa dal governo berlusconi e che rappresenta per l'Italia la massima forma di vergogna internazionale. Quella promossa dal nuovo pacchetto sicurezza è una legge anticostituzionale e razzista che fonda le sue basi non sulle reali esigenze, necessità degli italiani ma sull'emergenza, sulla paura, su di una esagerata xenofobia voluta e creata all'unico scopo dominare le coscienze degli italiani.
Questa legge che si accanisce contro gli immigrati (reato di clandestinità, divieto di matrimonio, divieto di avere un'abitazione, ostacoli per l'accesso alle cure mediche, all'abitazione e per il trasferimento dei fondi alle proprie famiglie, divieto all'istruzione) rappresenta una una seria minaccia alla libertà individuale di ciascun individuo, rappresenta una seria minaccia alla COSTITUZIONE ITALIANA.
Questa legge resterà nella storia sotto la Presidenza di Giorgio Napolitano... cosicchè di questo grande uomo che è Lei non resteranno le grandi idee e le grandi battaglie vinte ma resterà solo questa macchia che pure non è Sua, non è voluta da Lei.
In nome della COSTITUZIONE ITALIANA, in nome dei DIRITTI UNIVERSALI DELL'UOMO, in nome di tutti i cittadini che pur non italiani contribuiscono ogni giorno allo sviluppo del paese con il proprio lavoro, sudore e con i propri contributi a sostegno delle pensioni degli italiani stessi, Le chiedo, caro Presidente Napolitano, di non firmare, di non promulgare questa legge. Risparmia al nostro paese il disonore di aver reintrodotto in Europa le leggi razziali che tanto caro è costato agli italiani e ai suoi giovani figli della resistenza partigiana.

Jorge Canifa Alves

questa lettera è pubblicata sul sito di ----> Beppe Grillo

giovedì 2 luglio 2009

La "Zena" che non ti aspetti


Festa Capoverdiana a Genova
27 giugno 2009
Eccola, bella con quel fascino quasi esotico e quelle curve immerse nell'acqua con grazia e piacere tanto che davanti a lei la sensazione non è di stare in Italia (questa penisola diventata così ruvida a causa dei suoi governanti spesso incapaci e arrivisti), ma in un altro mondo, nel mio mondo insulare che il mio cuore chiama Capo Verde. Eccola è lei quella "Zena" che non ti aspetti e che resti ad ammirare ad asszporare a chiederti "perchè quello scemo di Colombo l'ha lasciata per altri lidi?"
Io quel giorno del 27 giugno 2009 davanti a lei avrei voluto baciarla... così bella, che non me la ricordavo... E mi ha fatto un gran piacere vederla in forma.
Crisanto, Sì Crisanto ha voluto presentarcela a me e a Francesca e... l'ha fatto alla capoverdiana, con tutta la disponibilità, la morabeza che contraddistingue ogni capoverdiano... ci ha portato in giro tra le sue curve, su e giù per il litorale fino a Nervi...
Zena, Genova si estende in lungo... non può fare altrimenti, da una parte il mare... dall'altra le montagne... ma ritornerò a visitarla... ora, superato lo scoglio di Garibaldi, siamo nella Genova-Nervi!
In un grande terrazzo che non ti aspetti ritrovo un piccolo spazio capoverdiano con mostre di artigianato e di fotografie di Clara Ugricich e della coppia Martini, mentre già si prepara il sound check con Adao Ramos, Binù, Laurent, Digbeu Ondina Santos e Nays Monteiro e Nays Bento e tanti altri artisti capoverdiani di Genova... e poi tanti italiani, forse questa è la vera sorpresa considerando che a Roma le feste capoverdiani sono sempre molto più "chiuse"... e insieme si allestisce la festa e si preparano le bevande e si attrezzano i tavoli con le dolcezze e i piatti cpoverdiani e...
Poi pizzicate le corde delle chitarre inizia la bella festa e mentre la musica invade il cielo la gente comincia ad arrivare in gran numero.
E la gente si diverte e si emoziona davanti alle belle poesie di Sergio Frusoni (poeta capoverdiano di origini liguri) lette e tradotte da suo figlio Fernando Frusoni nato a Capo Verde e poi ritornato tra le braccia di Zena. E si parla e si suona e Crisanto è un ottimo padrone di casa, e mi presenta a quella bella gente ed io con tanta emozione negli occhi presento "Il bacio della Sfinge" e quasi, davanti a quel mare, sono a Praia nel terrazzo de "O Poeta"... che sogno!
Oltre 250 persone... quasi oltre la mezzanotte... danzando, parlando mangiando cachupa e pasteis...
Ah Zena... ti devo rivedere... Già mi manchi!

(foto di Clara Ugricich)

mercoledì 1 luglio 2009

io leggo



lunedì 15 giugno 2009

Ancora SQUALI a Ostia Mare

(foto di Jaqueline Silva Soares)

Campo sportivo ANCO MARZIO di Ostia Mare protagonisti nella serata odierna, 14 giugno 2009, undici Squali capoverdiani che in una finale emozionante e fuori dal comune hanno divorato con voracità undici marinai moldavi finiti sotto l'attacco degli squali nel tentativo di fermare la straordinaria quarta avanzata di questi mitici figli di Capo Verde.
La sera inizia con una presentazione degna di una Champions league con l'inno di Georg Friedrich Haendel "These are the men, Sie sind die Besten, These are the champions! Die Meister, die Besten, les meilleurs equipes, the champions." In contemporanea entravano in campo, presentati a gran voce, tutti e 22 giocatori e i quattro arbitri, reggendo una enorme bandiera della pace.
Dopo gli inni nazionali, quello rumeno (nazionalità dell'arbitro), quello moldavo e quello capoverdiano, inizia la caccia agli squali... pardon, gli Squali iniziano la caccia ai marinai moldavi e diverse sono le occasioni di sfondare la rete avversaria cosa che avviene solo al 21° con un facile appoggio in rete da parte di Elton Gomes. Un Minuto più tardi ancora lo squalo capoverdiano veniva imbavagliato in area di rigore da due marinai "incattivitosi" per l'occasione... Con Elton a bordo campo, il rigore veniva sbagliato ma sul finire del primo tempo due perle dello squalo capoverdiano spediscono i capoverdiani tra le stelle, tra gli dei immortali dell'Olimpo. Negli ultimi secondi del primo tempo, da registrarsi è la reazione scomposta di un marinaio moldavo che si scaglia "apparentemente senza motivo" contro l'arbitro... unico momento in cui gli squali sono stati straordinariamente buoni nella propria metà campo (meritando il mio personale applauso, mentre l'espulso si è beccato uno "scemo corale" da parte di tutti i presenti).
Nel secondo tempo i marinari si sono dimostrati più determinati impegnando diverse volte il nostro portierone, ma verso la metà della gara un contropiede del velocissimo Elton ha portato poi la palla a scavalcare il solitario portiere avversario a cui non rimaneva altro che restare a guardare la palla entrare in rete... neppure il tempo di applaudire che i moldavi erano già in area di rigore e dopo quattro tiri ottimamente respinti da difesa e portiere sono riusciti a segnare l'unico loro goal della gara.
A questo schiaffo gli undici squali nostrani hanno alzato la voce e hanno gridato: "state buoni se potete" e si sono riportati in attacco per lo spuntino finale del quinto goal grazie ad un tiro al volo del velocissimo Alex...
Qualche minuto dopo l'arbitro fischiava la fine per la gioia di un tutti i capoverdiani accorsi ad assistere a questa straordinaria finale.
Spettacolo straordinario anche qullo del pubblico che dall'inizia alla fine della partita ed oltre non ha smesso un solo istante di suonare tamburi e danzare funanà con tutto il fervore in corpo... che spettacolo questi capoverdiani.
Da aggiungerci due note in questo quadro alla Kiki Lima (n.d.a. noto pittore capoverdiano che usa tonalità vivaci per rappresentare la vivacità delle azioni della gente di Capo Verde), il gesto dei giocatori che nella massima felicità hanno ricordato, con un grande cartellone, il nostro Djulay recentemente scomparso e le parole del nostro Ambasciatore che chiamato a rappresentare la nostra comunità non ha dimenticato di ringraziare anche gli avversari con parole di pace e fraternità.

Grazie a questo trionfo la compagine capoverdiana conquista la sua quarta coppa in undici edizioni della manifestazione internazionale.
Grazie a questa straordinaria giornata Elton Gomes è diventato il capocannoniere del torneo nonchè il re incontrastato del torneo avendo segnato diversi goals nelle edizioni precedenti... che dire? Un campione!
E anche per quest'anno gli Squali Capoverdiani non si sono fatti catturare!




Altre foto sul sito CRIOLA

giovedì 4 giugno 2009

maturità 2009

Razzismo, terremoto in abruzzo, una dannata insicurezza dello stato che promette di riimbarcare gli immigrati provenienti dall'Africa (macchiandosi così di cruda disumanità), i media che non fanno più informazione ma si affidano a messaggi ansa senza approfondimenti, internet come macchina che rende tutti ugualmente robot... questi dovrebbero far parte del "tema di maturità" 2009.

mercoledì 20 maggio 2009

OUTSIDERS - video

mercoledì 13 maggio 2009

OUTSIDERS





“Alla fine e soltanto alla fine capirono di essere stati tagliati fuori”

OUTSIDERS

6-7-8-9 Giugno 2009

Teatro dell'Angelo

(via Simone de Saint Bon n.19, Roma Metro Ottaviano)

ore 21.00


Uno spettacolo teatrale che parla di integrazione, seconde generazioni, razzismo, società, immigrazione. Uno sguardo su una società che sta cambiando più in fretta di quanto possa sembrare, un grido di denuncia proiettato verso un futuro che si preavvisa sempre più pieno di odio e spaccature. Un'analisi a 360° su questa società italiana sempre più multietnica, ma mai così chiusa. Fresco, intenso, arrabbiato, giovane: tutto questo è OUTSIDERS. Una rappresentazione che andrà in scena dal 6 al 9 giugno 2009 al Teatro dell’Angelo

(Via Simone di Saint Bon n. 19 - Roma) alle ore 21.00 e può contare

sulla partecipazione straordinaria di Antonello Avallone.

Lo spettacolo è scritto, diretto e interpretato da under 30, giovani capoverdiani ed eritrei di “seconda generazione” e giovani italiani che condividono con loro le difficoltà del vivere in questa società e la passione per il teatro.
Alla difficoltà del vivere l’età adolescenziale, dove tutto è fonte di grande emozione e caos sentimentale, spesso si aggiunge una profonda difficoltà di integrazione culturale. Questa è la nuova realtà italiana, dove la mutlietnicità nasconde ancora scenari di forte lontananza culturale.

OUTSIDERS è un progetto dell’Associazione culturale Tabanka onlus, patrocinato dall’Ambasciata Capoverdiana in Italia, finanziato dall’Unione Europea programma Gioventù in azione e dal Comune di Roma.



OUTSIDERS
Scritto da Jessica Costa Moreno e Francesco Talarico
regia Walter do Rosario
interpreti: Alice Giacopini; Linda Evora; Oriana Sena; Corrado Ruffini; Biniam Johannes; Jennifer Monteiro; Benny Hopffer Almada; Cateline Hopffer Almada;

con la partecipazione straordinaria di Antonello Avallone.

Biglietto intero 16€
Biglietto ridotto (under 26) 13€

TABANKA ONLUS

L'associazione Tabanka onlus e' stata costituita da capoverdiani che vivono da anni in Italia, dalla seconda generazione e da amici e professionisti italiani amanti delle Isole di Capo Verde. L'associazione s’impegna per lo sviluppo integrato delle Isole e per la diffusione della cultura capoverdiana in Italia. In particolare s'interessa alle seguenti aree: cooperazione allo sviluppo di Capo Verde, promozione in Italia della cultura del paese d'origine, cooperazione con le donne a Capo Verde ed in Italia, formazione dei giovani della seconda generazione, intercambio con la diaspora capoverdiana, infanzia e terza eta', attraverso manifestazioni, incontri, pubblicazioni ed editoria multimediale.

Tabanka Onlus c/o Archivio dell'Immigrazione

Viale delle Milizie 108, 00192 Roma (Italia)

e-mail: tabankaonlus@libero.it

tel: 0039+3391737455 / 0039+3470800958

http://www.tabanka-onlus.blogspot.com/

INFO E PRENOTAZIONI PER LO SPETTACOLO

06.37513571 – 06.37514258

www.teatrodellangelo.it

http://tabanka–onlus.blogspot.com

La descrizione dell'evento è presente anche su Facebook alla voce "outsiders"

UFFICIO STAMPA Tabanka onlus

Francesca Vitalini 3393390878

mercoledì 6 maggio 2009

I cinque sensi della lettura

da "La Piazza"
maggio 2009

domenica 3 maggio 2009

La Sfinge incanta il Griot

La presentazione di Domenica 3 maggio al Griot è stato uno spettacolo.
Alle 18.30 non c'era ancora molta gente... solo l'editore Luca Donadei, le giornaliste Maria de Lourdes Jesus e Dulce Araujo, la mia amica dottoressa Anna Paola Cavalieri, la mia amica scrittrice Igiaba Scego e la mia amica amante dei gatti Tina Palleschi e sorella, e poche altre persone... Io non ero preoccupato perchè non attendevo molta gente considerando il lungo ponte e il bel sole d mare... Ma la mancanza di pubblico era dovuto al fatto che Griot aveva fissato l'incontro alle 19, come mi hanno confermato Giulia Riva e Martina Simeti.
Infatti verso l'ora prefissata il pubblico ha tolto la testa dalle nuvole primaverili e si è avvicinato al locale.
Appena Arrivata Cateline Hopffer Almada abbiamo iniziato la presentazione io e Maria de Lourdes e la sala era bella piena anche per la partecipazione di della Pittrice Susanne Portmann e figlio (Giulio), della casa editrice Mangrovie travestita da Silvia de Marchi, la scrittrice Cristina Ali Farah con figli (Jasmine e Daud) e madre, le antropologhe Francesca Vitalini e Giusy Muzzopappa, l'artista Marta Poretti, Marco Vitalini, Luana Patacconi, vincenzo e Paoletto e poi ancora Laura Marchisio, Cristina Gioia, Donatella Squillace e Lucio e Georgeo e... e poi a seguire tutti gli altri che inevitabilmente dimenticherò... Ahimè... vi prego non frustatemi!
L'affondo è stato della Jesus che ha sottolineato l'importanza del testo in questo momento, del testo fresco e bizzarro che vuole uscire fuori dai soliti canoni della cosìdetta "letteratura d'immigrazione". Cateline ha letto alcuni brani cercando interpretazione ma creando anche suspence. A me è toccato il compito di svelare alcuni segreti del libro anche per soddisfare le domande del pubblico incuriosito dai numeri, dallo stile e da Palermo (racconto che scivola sulla pelle con la freschezza di un onda appena immersi nel mare caldo d'agosto)...
Molti momenti d'ilarità, ma anche di riflessione su grandi temi: disastri naturali e disastri in atto su questa società che vede i giovani sempre più AMICI e GRANDE FRATELLO... sempre meno partecipi alla vita pubblica e politica e sempre più spinti verso il basso... resi larve dalla televisione e dalla politica messa in atto da quasi un ventennio!!!!
Incontro avvincente ed interessante.
foto di Luca Donadei
A seguire video intervista realizzato da Fuoco Edizioni di Luca Donadei, presso la libreria Griot
Intervista di Marta Zoe Poretti
Riprese di Massimo D'Olimpio.



per la versione integrale e le altre foto cliccare qui: FUOCO EDIZIONI

venerdì 1 maggio 2009

Sono nato in Italia


SONO UNA 2A GENERAZIONE,

NATO IN ITALIA,

FIGLIO DI IMMIGRATI:

CITTADINO ITALIANO? QUANDO E COME?

Se ne parlerà così a Roma, il prossimo 7 maggio alle ore 16,30 - SALA BERNINI, RESIDENZA DI RIPETTA, Via di Ripetta 231 - nella Tavola Rotonda organizzata dall’Osservatorio UGL sui fenomeni sociali e in collaborazione con la nostra associazione.

Per ottenere la Cittadinanza italiana devono infatti sottoporsi – al compimento del 18° anno di età – ad un iter burocratico lungo e complesso, che non sempre termina con esiti positivi per il richiedente, con conseguenti e inevitabili gravi problemi di inserimento sociale e di identità.

Sono tanti, sono infatti circa 530.000 i nostri concittadini che vivono tale disagio, e tale fenomeno è destinato a crescere in modo esponenziale nei prossimi anni; nel 1992 infatti sono stati solo seimila i ragazzi nati in Italia da genitori derivanti da altri paesi, mentre sono stati ben cinquantunomila quelli nati nel 2005. E’ una questione di civiltà; come nel resto di gran parte d’Europa, è ormai il caso di adottare anche in Italia il concetto giuridico dello “ius soli”, in sostituzione di quello superato dello “ius sanguinis”.

Programma completo su: associazione puntoeacapo

mercoledì 15 aprile 2009

razzismo

Roma, nuova aggressione razzista. Un senegalese perde un occhio - l'Unità.it

Mi dispiace sempre molto quando accadono queste cose... è difficile pensare che ci siano persone con quoziente intellettivo tanto limitato, tanto basso da prendersela con un altro solo per il colore differente della pelle, una differenza fisica qualsiasi... non ha senso... mi dispiace per queste persone morfo-cromofobe che forse non avranno mai una intelligenza non solo superiore ma neppure uguale ad un animale del paleozoico!...

sabato 11 aprile 2009

Terremoto i abruzzo: i capoverdiani ci sono!

Roma, 09/04/2009

In data odierna si è tenuto, presso l'ambasciata del Capo Verde a Roma, l'incontro con i rappresentanti della comunità capoverdiana in Italia per organizzare una Campagna di aiuti in favore dell'Abruzzo, messa in ginocchio dal terribile terremoto dei giorni passati. L'ambasciatore di Capo Verde in Italia, Josè Eduardo Barbosa, ha aperto l'incontro illustrando il quadro critico che si presenta in questi giorni ai nostri occhi e mettendo l'accento sul fatto che debba essere immediata l'azione di soccorso da mettere in atto a sostegno della popolazione colpita dal sisma dei giorni precedenti. La situazione difficile dell'Italia centrale di questi giorni, vive di quella stessa criticità che l'arcipelago vive da secoli a causa delle catastrofi naturali: siccità e eruzioni vulcaniche. "Ma non è alla situazione della nostra terra natia che dobbiamo guardare, " afferma l'Ambasciatore "ma a quella della terra in cui noi attualmente viviamo, alla terra, alla nazione in cui noi oggi viviamo. Poichè noi oggi facciamo parte di questa nazione, dobbiamo essere molto solidali con lei che ci appartiene nel bene e nel male. Le istituzioni politiche capoverdiane hanno già espresso il loro dolore per questa drammatica situazione, al primo ministro italiano e al Presidente della Repubbli Giorgio Napolitano. Gli stessi organi di informazione hanno trattato con molto rispetto l'argometo. L'ambasciatore si è soffermato sulla questione: cosa possiamo fare noi residenti sul territorio, poichè se è vero che Capo Verde come stato non può fare niente, come esplicitamente richiesto dal capo del governo italiano, la situazione cambia per quanto riguarda noi che viviamo qui, e che per questo abbiamo il dovere morale e civile di cercare di poter aiutare queste persone! Questa sua affermazione trova tutti i rappresentanti delle varie associazioni d'accordo, in quanto alcuni si erano già attivati individualmente, ma si sente la necessità di operare come gruppo, come collettivo per poter sostenere con più efficacia queste popolazioni che in un solo attimo hanno perso tutto. Quindi è seguita una breve discussione sulla necessità di attivarsi il prima possibile, sensibilizzando la nostra gente attraverso i nostri organi di stampa, volantini, blog etc. etc.. I rappresentanti sono arrivati alla conclusione che sarebbe meglio non inviare generi alimentari o di primo soccorso, ma pensare ad un fondo economico da rimpinguare attraverso serate musicali, teatrali e quant'altro per devolvere poi in un'unica soluzione agli organi amministrativi del territorio. Il tempo che il gruppo si è dato per la raccolta è di un mese dopodichè si tratterà di contattare chi di dovere per la consegna dei beni raccolti. In ultimo l'attenzione è stata rivolta ai quattro capoverdiani che vivendo sul territorio terremotato vivono in diretta, in prima persona il dolore degli abruzzesi. La forza che unisce le persone nel bisogno e nel dolore va oltre ogni limite e confine e porta le genti a scoprire il lato umano di ciascuno di noi, quello stesso che spesso si perde in questa società moderna a causa dell'individualismo di ciascuno di noi. Ma è qui, in queste situazioni che l'uomo si scopre animale sociale che deve vivere nel collettivo; è qui che si scopre che l'unica cosa che conta è sorreggersi a vicenda per superare le avversità comuni. Quel poco che i capoverdiani potranno fare lo faranno con il cuore in mano, intanto il messaggio che lanciano ai fratelli italiani è quel motto che porta i figli dell'arcipelago a non mollare mai, ad andare avanti sempre anche nelle peggiori situazioni: "Coragem Irmãos", Forza Fratelli!

martedì 7 aprile 2009

Terremoto

La mia Capo Verde è vicina a L'Aquila, alla sua provincia, alla regione Abruzzo e a tutti i suoi abitanti in questo momento di grande dolore e difficoltà!
Coraggio fratelli, coraggio... dobbiamo superare questo momento difficile!!!

domenica 5 aprile 2009

Il Bacio della Sfinge

IL BACIO DELLA SFINGE
Perchè un turista arriva a Capo Verde pieno di pregiudizi? Forse non conosce questa terra e non conosce l'Africa, allora è bene raccontargliela prima... ondeggiando tra fantasia e realtà! Ecco che il Bacio della Sfinge diventa un'occasione per raccontare il mondo capoverdiano dentro e fuori l'Arcipelago, da diversi punti di vista: quello fantasy dove un pirata cerca di salvare una forchetta dall'annegamento; quello reale dove una giovane immigrata, appena arrivata in Italia, si nutre di tè e biscotti perchè non riesce a mangiare "italiano"; quello sportivo dove un gruppo di giovani della seconda generazione compie l'impresa storica di vincere un'importante torneo di calcio; quello fiabesco fatto di animali parlanti, di aereo-tram volanti e di un regno fatto di "bionde bollicine". Il libro diventa occasione anche per parlare di grandi temi come l'inquinamento ambientale in Africa, l'emigrazione e l'immigrazione, l'intolleranza razziale verso i Rom. La Sfinge è così un bacio per tutte le età, per tutti quelli che vogliono conoscere l'altro (in questo caso "capoverdiano") nel suo dolore, nel suo divertimento... nel suo essere vivo!

IL BACIO DELLA SFINGE

Pagine 154, Formato 15cm x 20cm

Fuoco Edizioni

ISBN 9-788890-375231
EURO 10,00


acquisto on-line clicca qui

Dove comprare il libro:
Borri Books - Libreria Termini, Atrio Biglietteria Stazione Termini, www.borribooks.com tel: 06-48.28.422
Odradek la Libreria, Via dei Banchi vecchi 57 00186 Roma06-6833451 fax 06-6861967 odradek@tiscali.it
Liber. Mente, Via del Pellegrino, 94, www.libermente.it tel: 06-68.61.279
Griot, Via di Santa Cecilia 1/A 00153 Roma, tel - fax 06 58334116
Libreria Dueci - V. le G. Sirtori n° 15/19, Roma Tel. 0655263668
Libreria Arion Tiburtina - Via Tiburtina n° 541, Roma Tel. 064394674
Libreria Fahrenheit, Piazza Campo dei Fiori n° 44, Roma Tel. 066875930
Libreria Azalai, V. G. Giacomo Mora 15, Milano 0258101310
Libreria Fogli & Foglie di V. le Colli Portuensi 364, Tel. 0665744016

mercoledì 25 marzo 2009

Chiquinho





Newsletter n. 160 25 marzo 2009
Chiquinho
Venerdì 27 marzo alle ore 18 presso la Libreria Odradek in via dei Banchi Vecchi, 57 si terrà la presentazione del romanzo Chiquinho dello scrittore capoverdiano Baltasar Lopes. Partecipano Livia Apa, docente di Lingua e traduzione portoghese e brasiliana all'Istituto Universitario "L'Orientale" di Napoli; Vincenzo Barca, curatore della sezione lusofona della collana di narrativa di Edizioni Lavoro "L'altra riva" e docente di Lingua e traduzione portoghese e brasiliana all'Università "La Sapienza" di Roma; Jorge Canifa Alves, giornalista, autore e regista teatrale, presidente dell'associazione capoverdiana "Tabanka Onlus" di Roma.

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martedì 24 marzo 2009

L’ALTRO GUSTO

Kebab: il successo della “carne arrostita” verticalmente

Ecco, partiamo dalla fine, dalla parte esterna e procediamo poi verso l’interno della questione. Una questione di gola, certo!, ma di cui vale la pena parlare sempre perché è il cibo che in qualche modo unisce e contemporaneamente divide tutti gli esseri umani. Unisce, ad esempio nel modo di procacciarselo, unisce nel tempo dedicato alla preparazione del pasto… ma divide anche dai condimenti alla maniera di cuocere, preparare ciò che poi andrà a deliziare il nostro palato. C’è anche da dire che la necessità di “doversi nutrire” è causa non solo di grandi discussioni ma di grandi conflitti mondiali… meditiamo, assaporando il discorso! Ci guardiamo negli occhi io, Gabriele Malerba e Imane Barmaki e scoppiamo a ridere davanti a quest’ultimo pensiero che uscendo contemporaneamente dalle nostre bocche ci unisce nella nostra diversità nazionale. Io capoverdiano, Gabriele italiano, Imane marocchina… tre amici… ci ritroviamo in una pausa lavoro ad addentare il rispettivo panino di plastica da fast food. Non sappiamo cosa stiamo ingoiando però ci piacerebbe mangiare altro in quel preciso istante. A me ad esempio non dispiacerebbe un buon piatto di cachupa di carne. Gabriele non sa di cosa io stai parlando, in ogni caso un buon piatto di bucatini all’amatriciana ci starebbe tutto. Imane sogna a voce alta “A quest’ora un kebab sarebbe il massimo” e forse sogna di addentarlo perché sorride mentre l’odore invisibile ha invaso le nostre menti e ci porta dentro l’argomento “kebab”, il cilindro dal magico sapore che cuoce lentamente dall’esterno verso l’interno in uno spiedo verticale.
“In questo modo i grassi che si sciolgono e i condimenti tendono a scivolare lungo il cilindro donando sapore e gusto a tutta la carne”, grazie Imane! Certo può essere servita anche al piatto, ma la nostra amica preferisce il panino dove può aggiungere tutte le verdure che vuole e le salse piccanti e… e sì, anche le patatine fritte! Il nostro ragionare si ferma ancora su di un punto comune: la rapida e straordinaria diffusione di questo alimento nel “nostro” paese, l’Italia. In meno di cinque anni il Kebab è entrato nella vita quotidiana degli italiani offrendo una valida alternativa al panino prosciutto e mozzarella, alla pizza, cioè al pasto veloce, al pasto consumato in piedi, camminando, correndo al lavoro. Ecco, sì il suo successo è dato da questo: praticità di consumo, gusto ma bisogna dire che la pietanza ha preso piede anche grazie alla sua economicità… con meno di cinque euro hai un pasto completo, carne (che può essere di montone, agnello, manzo, vitella, pollo, tacchino, maiale o miscele di queste e… di pesce) e verdure. Economico, certo sostiene Imane, ma: “In Marocco, non esiste che ti fermi al primo prezzo! Anche nel caso del kebab si contrattare”.
Ottimo suggerimento, in questi tempi di crisi, per poter consumare a poco uno delle pietanze più semplici e saporite del bacino mediterraneo, il kebab (anche indicato come kabab, kebap, shawerma, shawarma, gyros...).
Tagliando il discorso, lentamente, dall’esterno verso l’interno siamo arrivati alla fine di queste righe e qui mi fermo e vi auguro
BUON APPETITO!!!

lunedì 16 marzo 2009

CHIQUINHO

CHIQUINHO

Dalle isole di Capo Verde, «dieci puntini gettati a caso in mezzo all’Atlantico», ci arriva la storia del giovane Chiquinho. È lui stesso a raccontare la sua vita: l’infanzia, dominata dal mondo degli affetti e popolata di storie di fantasmi, sirene, eroi e cavalieri; l’adolescenza, con le amicizie, i primi amori e la nascita di una coscienza civile; la maturità e il difficile momento della scelta: rimanere nella propria terra e lottare per essa o imbarcarsi, come tanti conterranei, su una nave con la prua rivolta alle Americhe.
Immerso nella morabeza, quello speciale tratto di affabilità che distingue i capoverdiani, e accompagnato dalla musica struggente della morna, il romanzo ci introduce in un mondo sempre in bilico fra terra e mare, dove chi resta è forte quanto chi parte e porterà sempre con sé la nostalgia del suo paese.


da http://www.edizionilavoro.it/home/main.php?section=1&id_book=415

venerdì 6 marzo 2009

RAIZ LONGE

OUTSIDERSOUTSIDERS


6/7/8/9
GIUGNO

biglietti già acquistabili presso

Teatro dell'ANGELO
via Simone de Saint Bon 19
(metro Ottaviano)
ROMA

OUTSIDERSOUTSIDERS

Spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da giovani under 30, giovani capoverdiani di “seconda generazione”, i figli di immigrati nati in Italia o che sono giunti nel nostro paese in età prescolare, con loro anche alcuni giovani italiani che condividono con loro le difficoltà di questa società e la passione per il teatro. Alla difficoltà del vivere l’età adolescenziale, dove tutto è fonte di grande emozione e caos sentimentale, spesso si aggiunge una profonda difficoltà di integrazione culturale ed aspettative familiari che troppo spesso rappresentano il frutto di un stato di emarginazione ed un forte senso di rivalsa nei confronti della popolazione ospite. Questa è la nuova realtà italiana, dove il nuovo multiculturalismo nasconde ancora scenari di forte lontananza culturale.

OUTSIDERS
Scritto da Jessica Costa Moreno e Francesco Talarico
regia Walter do Rosario
interpreti: Linda Evora; Oriana Sena; Corrado Ruffini; Dario di Teodoro; Jennifer Monteiro; Benny Hopffer Almada; Cateline Hopffer Almada.

OUTSIDERS è un progetto di Tabanka onlus finanziato dall'Unione Europea Gioventù in Azione, e vede il patrocinio dell'Ambasciata del Capo Verde in Roma.

OUTSIDERSOUTSIDERS

lunedì 16 febbraio 2009

ALLARME STUPRI

ALLARME STUPRI

Lo stupro è il delitto più grave di cui si possa macchiare l’uomo
, dopo l’omicidio. E’ un atto vile che non trova alcuna giustificazione. E’ un atto crudele, che pugnala l’animo di chi subisce la violenza e rende uomo di poca cosa, uomo da niente chi si macchia di tale onta.
Purtroppo viviamo in una società dove regna una mentalità maschile e meschina dove la donna viene discriminata sotto ogni punto di vista. Una discriminazione silente e latente che costringe la donna a subire le angherie del maschio (e nel caso di stupro, possiamo parlare di angherie da parte di mezzo-uomini, incapaci di relazionarsi con l’altro sesso se non in modo violento), una discriminazione che non permette piena libertà alla donna, libertà anche solo di passare per certi posti, certe vie senza l’incubo di essere violentate!
E’ una società di mezzo-uomini, di grandi depressi sessuali, di bestie che non sanno usare il cervello ma capaci solo, come vegetali, di allungare una parte del corpo per ferire il corpo e l’anima chi si inconsapevolmente si trova a incontrarli sul loro percorso.
E’ questa una situazione che dovrebbe portare il governo a riflettere e a cercare soluzioni per prevenire tali defezioni della bestia… sì perché non ha “umanità” chi violenta una donna, una bambina, un bambino! E non merita una benché minima considerazione da parte mia.
I numeri dicono che un milione e 400 mila donne italiane hanno subito violenza fisica e sessuale prima dei sedici anni. Sono numeri reali, ma sono solo quelli denunciati... calcoliamo, aggiungiamoci tutti quei casi di violenza e stupro domestico dove la donna non ha il coraggio di denunciare il fattaccio, vuoi per minacce del coniuge, vuoi per un timore della donna di perdere tutto, macchiarsi di vergogna davanti ai figli e alla società (quella stessa società che la discrimina e la rende soggetta a tali atti di violenza); aggiungiamoci tutti quei casi di stupri e violenze su innocenti creature perpetrate da quei “turisti” che sapendosi punibili in casa propria, addirittura, viaggiano alla ricerca di sesso facile in quei paesi dove la miseria lo rende “benefattore di pochi spiccioli” agli occhi di persone che hanno perso tutto, ma non davanti ai miei occhi… anche in questo caso è “violenza” è stupro, è vigliaccheria, è non avere rispetto degli altri, è non avere “umanità”.
Ma torniamo in Italia dove si parla di questi mostri, di questi esseri non umani, solo quando la violenza è commessa da uno straniero su di una italiana… solo in questo caso lo stupro fa notizia!
C’è da dire che questo è solo la punta di un iceberg. Le violenze sessuali compiute da “stranieri” sono solo la minoranza: 6% (dati istat); eppure sono i più eclatanti, questo a causa di una cattiva comunicazione da parte della stampa che grida al mostro davanti allo straniero e cela sotto il velo dell’oblio tutti gli altri casi di violenza sessuale fatta dagli italiani stessi, nascondendo così la parte restante dell’iceberg che parla di violenza domestica… infatti, sempre secondo l’Istat, la maggior parte degli stupri è commessa da un conoscente (il 17%) o peggio dal partner (il 70% di tutti quelli commessi).
Alla luce di questi dati il governo dovrebbe intervenire trovando soluzioni preventive, nelle scuole, con campagne informative… spendere di più per creare l’uomo di domani invece di lasciarlo alla deriva, ai confini dell’ignoranza! Non trovando e non mettendo, così, in atto queste soluzioni preventive, ma ricorrendo alla violenza e appoggiando e favorendo le ronde di cittadini privati, lo Stato dimostra di essere debole, o di non esserci, incapace di tutelare tutti i suoi cittadini!

mercoledì 11 febbraio 2009

Il V Rapporto

Osservatorio Romano sulle Migrazioni
Quinto Rapporto
Romano Observatorul privind migraţia
رومانو مرصد للهجرة

In questo V Rapporto mi sono occupato degli artisti che "scrivono" nella capitale... ne ho trovati molti, ma sono convinto che ce ne sono molti altri... quello che segue è un breve assaggio di quello che ho scritto... per il resto e per la biografia di ciascun autore contattate direttamente la loro sede o chiamate il numero tel. 06.69886417


In quegli anni anche la capitale inizia a scoprire i nuovi scrittori migranti, italofoni o postcoloniali.
În timpul acestor ani, inclusiv de capital începe să descopere noi scriitori migranţilor, italiană, sau post-coloniale.
خلال تلك السنوات ، بما في ذلك العاصمة لاكتشاف الجديد ويبدأ الكتاب المهاجرين ، الإيطالية ، أو ما بعد الاستعمار.
Il discorso inizia con il gruppo italoafricano di Scritti d’Africa, che nasce per promuovere quella letteratura prodotta da “altri” che gli italiani ignorano: quella africana. Intorno al gruppo, formato da intellettuali italiani, contornato appena da poeti africani che da tempo vivevano nella capitale: Justin Wandja, Ndjock Ngana, Ribka Sibhatu, Chidi Uzoma. Ben presto iniziano a girare, intorno al gruppo, alcuni giovani autori: Crisitina Ali Farah, Jorge Canifa, Amara Lakous; giovani delle seconde generazioni desiderosi sia di scoprire se stessi che quella letteratura “extraitaliana” che le scuole della penisola hanno sempre precluso loro; e capaci a loro volta di dare delle risposte narrative prima che poetiche a quella comune esigenza di andare oltre il concetto pregiudiziale che vede il migrante schiavo del lavoro e legato alla criminalità.
In questi ultimi anni l’interesse per la letteratura prodotta da questi scrittori è cresciuta esponenzialmente, portando alla formazione di altri gruppi di scrittura “altra” capaci anche di andare oltre i confini continentali e portando migranti africani, asiatici, latinoamericani, europei a unire le loro scritture per dare voce a opere corali. E’ questo il caso ad esempio del gruppo Poeti di Portico 47 partoriti da quell’Apollo 11 madre de l’Orchestra di Piazza Vittorio. Questo gruppo porta, da diversi anni, in scena opere poetiche e teatrali progettati, elaborati, scritti e recitati insieme, avendo come elemento in comune la sola lingua italiana e la passione per l’arte poetica.

domenica 25 gennaio 2009

letteratura

Libreria Fanucci
venerdì 30 Gennaio, ore 19
Aperitivo interculturale con...

gli scrittori: Igiaba Scego e Jorge Canifa Alves

e la drammaturga: Jessica Costa Moreno

Torniamo a confrontarci con il sempre più attuale tema dell'intercultura... lo leggeremo tra le pagine di due autori di seconda generazione e lo ascolteremo nei brani di una piece teatrale della drammaturga capoverdiana.

attualità letteratura teatro culture dal mondo

vi aspettano


libreria fanucci
Piazza Madama, 8
00186 Roma
tel. 06 68 611 41
email: info@libreriafanucci.it

martedì 20 gennaio 2009

The Inauguration Day

Di Jorge Canifa Alves

Il fiore nero della speranza


Ho fatto un sogno, Martin!
Nel momento in cui tutto crollava:
dalle illusioni, ai grattacieli
dalle banche, agli ideali
e si aprivano voragini di guerre infami
e occhi di bambini piangevano ovunque
HO VISTO UN FIORE NERO
TRIONFARE TRA LE MACERIE…

Quel sogno è anche mio, Amilcar!
Quel fiore è anche mio, fratello!
Quel fiore è il sogno del mondo intero!
In quel fiore riponiamo la speranza
Che ci sia luce anche nella notte buia
Che ci sia vita anche nella morte eterna
Che ci sia un “Yes, We Can” dentro l’impossibile!

Ho fatto un sogno, Martin!
Ho fatto un sogno, Amilcar!

E straordinario è apparso Sirio,
la stella del Nuovo Giorno
nel momento in cui aperti gli occhi
ci ha mostrato quel nero fiore che già
profuma di storia e di realtà.

The black flower of hope

I had a dream, Martin!
When everything collapsed
illusion, skyscrapers
banks and ideals
and opened chasms of infamous wars
and eyes of children crying everywhere
I HAVE SEEN A BLACK FLOWER
TRIUMPHED OVER DESTRUCTION ...

That is my dream, Amilcar!
This flower is also my brother!
That flower is the dream of the whole world!
that the flower where we put the hope
that there is light even in the dark night
that there is life even in death eternal
that there is a "Yes, We can" into the impossible!

I had a dream, Martin!
I had a dream, Amilcar!

And overtime has appeared Sirius,
the star of the New Day
when they open our eyes
showed us that black flower
that already smells of history and reality.

黑花的希望
做了一个梦,马丁!错觉当一切崩溃,银行和摩天大楼的理想和开放裂隙的臭名昭著的战争和儿童眼睛哭我到处都看到了黑花战胜了破坏...这是我的梦想,阿米尔卡!这花也是我的兄弟!这花是梦想整个世界!的花,我们把希望有光线,即使在漆黑的夜里,有生命,即使在死亡永恒的,有一个“是,我们可以“到不可能,我做了一个梦,马丁!我有一个梦想,阿米尔卡!和加班费天狼星出现,天星的新的一天当他们打开我们的眼睛我们表明,黑花已经气味的历史和现实。

السوداء زهرة الأمل كان لدي حلم ، مارتن! عندما انهار كل شيء من الوهم ، والمباني العالية من قبل البنوك ، والمثل العليا ، وفتح هوة الشائن من الحروب وعيون الأطفال يبكون في كل مكان رأيت السوداء زهرة انتصار تدمير... وهذا هو حلمي ، اميلكار! هذه الزهور أيضا أخي! زهرة وهذا هو حلم العالم بأسره! وهذا وضع الزهور على أمل أن هناك ضوء في الظلام ، حتى أن هناك ليلا وحتى في الحياة الأبدية وفاة تشي ثمة نعم يمكننا في المستحيل! كان لدي حلم ، مارتن! كان لدي حلم ، والعمل الإضافي اميلكار ظهر سيريوس ، وكان نجم اليوم الجديد عندما نفتح أعيننا تظهر لنا أن زهرة سوداء التي سبق أن رائحة التاريخ والواقع.

Negru floare de speranţă
am avut un vis, Martin! Când totul sa prăbuşit de la iluzie, de mare creştere clădiri de către bănci, a idealurilor şi a deschis chasms infamantul de războaie şi ochii de copii plâns peste tot am văzut negru floarea de triumful distrugerea... Acesta este visul meu, Amilcar! Aceasta floare este, de asemenea, fratele meu! Asta floare este visul din întreaga lume! Asta floare pune în speranţa că nu există lumină, chiar şi în întuneric de noapte că nu există viaţă, chiar şi în moarte veşnică Che există o "Da, putem" în imposibil! Am avut un vis, Martin! Am avut un vis, ore suplimentare Amilcar Şi a apărut Sirius, steaua a noua zi, atunci când au deschis ochii noştri ne-a arătat că negru floare care miroase deja de istorie si de realitate.

sabato 17 gennaio 2009

GAZA

Una striscia di sangue che segna la vergogna degli esseri umani!
Chi ha ragione? Chi ha torto?
Penso solo a quelle anime innocenti, quegli occhi di quei bimbi che non vedono un futuro perchè alcuni coglioni chiamati Esseri Umani Adulti si divertono a tappare loro gli occhi, a negare loro un futuro, a stritolare nel terrore i loro sogni, la loro voglia di crescere e di sorridere.
Violenza. violenza... sempre pronti ad alzare la voce, mai l'intelligenza di soffermarsi sui propri passi e dire: "cosa sto facendo?"... e questa sarebbe la specie evoluta, la specie intelligente superiore a tutte le altre speci viventi? Scusate se ho i miei dubbi su questo? Nessun essere vivente si aacanisce con tanta violenza e cattiveria contro esseri innocenti, bambini, che non sanno neppure perchè quegli idioti, quei coglioni, quegli E.U.A. si cimentano in questo crudele gioco al massacro...
Nessuna giustificazione per i signori della guerra... sono da condannare e basta, alla stessa stregua dei pedofili (allo stesso modo distruggono l'anima di un bambino... per sempre!!!!!), alla stessa stregua di tutti i criminali!!!!

sabato 10 gennaio 2009

Sguardo Capoverdiano su Garbatella


UNO SGUARDO CAPOVERDIANO SULLA GARBATELLA

di Francesca Vitalini


Intervista a Jorge Canifa Alves, scrittore africano, che ha reso protagonista il quartiere romano in un suo racconto di recente pubblicazione.


“ […] Garbatella…il mio primo vero amore! Per anni, per me, parlare di Garbatella era parlare di Roma…E’ il primo quartiere che ho scoperto quando, un quarto di secolo fa, sono arrivato nella Capitale…Venticinque anni e ancora per molti sono uno straniero…Per questo quartiere no!”.

Sono alcuni passaggi di “Itinerari”, un racconto del libro Lo sguardo dell’altro. Antologia di scritture migranti, edito recentemente da Mangrovie.

L’autore è Jorge Canifa Alves, scrittore nato nelle isole di Capo Verde nel 1972 ed arrivato a Roma piccolissimo, al seguito della mamma, alla fine degli anni ’70. Nel corso del tempo ha arricchito la sua passione letteraria con quella teatrale e politica, portando sulle scene rappresentazioni a carattere interculturale e divenendo vice presidente della Consulta per l’immigrazione nel quinto Municipio. Attualmente, è presidente di Tabanka onlus, un’associazione che si occupa di instaurare un dialogo culturale tra Italia e Capo Verde.

Il giornale lo ha intervistato, curioso di conoscerlo.

Perché la Garbatella è la protagonista di un tuo racconto?

Ho voluto renderle omaggio! E’il primo quartiere di Roma che ho conosciuto, qui ho abitato per diverso tempo una volta arrivato in Italia e mi è rimasto dentro il suo ricordo anche quando, mesi dopo, sono andato ad abitare in provincia di Roma.

Posso dire che nei miei ricordi di bambino la Garbatella e Roma sono un tutt’uno. Crescendo ho avuto modo di rivivere il rione, ma mai in profondità finché mi sono fidanzato con una ragazza del quartiere che mi ha aiutato a scoprirne le bellezze architettoniche e la ricchezza e la magia delle sue storie, un bagaglio formidabile - talvolta tramandato solo oralmente purtroppo - per chi, come me, lavora con la fantasia. E nel racconto mi è piaciuto parlare di alcuni personaggi che qui hanno vissuto o ci sono passati, proprio come ho fatto io.

Tra questi personaggi ci sono anche dei migranti

Trovo straordinario il parallelismo tra i vecchi abitanti del quartiere e i “nuovi” migranti, ossia quelli che giornalmente arrivano in Italia. Condividono le stesse esperienze: sono persone che hanno abbandonato qualcosa di caro o il paese di origine per andare a vivere in zone che non conoscono, spesso periferiche, prive di servizi e dove più facilmente esplodono problematiche sociali, con un unico obiettivo, migliorare la condizione di se stessi e degli altri. La popolazione di Garbatella è riuscita a costruire la Roma dei primi del ‘900, mi auguro che anche i nuovi migranti sappiamo far crescere la Roma di oggi.

Nel tuo racconto c’è anche un forte interesse per i personaggi femminili

Si, i personaggi femminili fanno parte della mio interesse letterario. Quando ho iniziato a scrivere ho trovato come modelli privilegiati mia madre e le mie sorelle ed un racconto incentrato su mia madre – La casa di acqua – ha vinto un premio al concorso sulla letteratura migrante EKS & TRA. Mi piace parlare della realtà femminile, quindi, perché sono vissuto in questa realtà.

Inoltre, nel racconto parlo di Beatrice Cenci, un personaggio che in varie forme mi ha accompagnato finora, affascinandomi.

Un tema trattato è il rapporto tra Garbatella e Capo Verde. Da cosa nasce questo parallelismo?

Ho voluto contrapporre la frenesia alla coltivazione dei rapporti umani. Penso che a Garbatella, differentemente da quanto capita negli altri quartieri di Roma, il tessuto sociale è molto vivo e non si ha difficoltà a fermarsi per strada per scambiarsi un “Buongiorno” o un “Come stai?” o a conoscere chi vive nel proprio palazzo.

Questo rapporto tra le persone lo ho vissuto tanto tempo fa a Capo Verde, dove è importante scambiare due chiacchiere con le persone.

Il racconto tratta anche altri temi che non vogliamo svelare, ma dove è possibile trovare l’antologia?

In alcune librerie e per una lista è possibile consultare il sito della casa editrice che è http://www.mangrovie.net/; nel quartiere, invece, si può trovarlo da Enzo, l’edicolante della Regione Lazio. Si può anche consultare il mio sito che è www.canifa.blogspot.com

mercoledì 7 gennaio 2009

Il sindaco di Roma da i numeri

I muri dei palazzi sono coperti da scritte, slogan che gridano: ! NUMERI DI ALEMANNO e a seguire, in evidenza ciò che rappresentano questi numeri, cosa vogliono dire questi numeri alla città, ai suoi cittadini... Beh, l'ultimo manifesto che ho visto sottolineava: "i numeri di alemanno: 6216 espulsioni nel 2008... Roma torna a vivere!!!!"

Oltre che dare i numeri, a quanto pare, il sindaco ricopre la città di scritte infamanti, ricopre di vergogna la città caput mundi (perchè in essa si incontra il mondo!), vela di razzismo la capitale italiana! Si prende in gloria e si loda il fatto che la città torna a vivere grazie alle espulsioni... una politica quinid ancora puntuale e pungente contro "gli altri", contro l'immigrato. Come se tutti i mali dipendessero da loro!!! La sicurezza della città dipende dalle espulsioni, sembra dire. Più espulsioni, uguale più sicurezza! Andateglielo a dire alla ragazza della Fiera di Roma violentata da ragazzi bene romani... andatelo a dire ai turisti olandesi seviziati mesi fa...

Caro sindaco di Roma, se vogliamo dare i numeri diamoli per bene... diamoli quando abbiamo risolto il problema del traffico che uccide la città, diamoli quando non si rischierà più di affogare in strada dopo una giornata di pioggia, diamoli quando 2300 laureati saranno stabilizzati con una paga pari ad almeno 1/10 del suo stipendio (di lei sig.r sindaco) e non costretti a lavorare il doppio di suo padre o di sua madre per portare a casa meno della metà dello stipendio del proprio genitore... diamoli solo allora, altrimenti si rischia di essere il rappresentante di se stessi e non di tutti i cittadini che anche stranieri lavorano e vivono onestamente in questa meravigliosa città danneggiata da certi manifesti ipocriti e razzisti!!!

domenica 21 dicembre 2008

SU RAI 3

il 21 dicembre alle ore 12.10 ( dopo il tg) andrà in onda uno special sul mio libro Racconti in Altalena... 7 minuti da non perdersi!

"Persone" mi ha stupito!! Più bello di come pensavo potesse riuscire.
Maria Pezzimenti, la giornalista che lo ha realizzato ha fatto un ottimo lavoro!
Lasciare alle "persone" lo spazio per raccontarsi è un qualcosa di straordinario... Un bel momento di magia televisiva dove le emozioni raccontate sono vere e non costruite come solitamente avviene in televisione!

Hanno commentato:
"Cher Jorge, domenica 21, 12:23 RAI 3 ancora acceso....
c'était très bien , Félicitations et meilleurs voeux pour tes entreprises futures!
Era bello e ben fatto, complienti e migliori auguri a te!
abbracci con affetto
Josette Martial"

"7.30... Straordinario!!! Almeno oggi Berlusconi ti invidierà, hai avuto più spazio di lui!... Ciao Emilio Laurenza!"

"Ti abbiamo visto (io e la mia dolce metà). Bel servizio!
Kossi A Komla-Ebri
Kossi A Komla-Ebri"

Metti nel carrello -----> RACCONTI IN ALTALENA

sabato 20 dicembre 2008

Matrimoni Misti

Non volevo crederci quando aprendo il giornale mi sono trovato davanti il titolo: LA SANTA SEDE INVITA ALLA CAUTELA SUI MATRIMONI MISTI. Ma sì, doveva trattarsi sicuramente di un errore, ti pare che la chiesa si possa mettere in ridicolo macchiandosi di razzismo? Lei proprio Lei figlia del barbaro (non romano) Pietro? Lei che ha avuto gli ultimi suoi due figli papali non di italica nascita? Troppo strano, no!? Ho continuato a leggere l’articolo.

Non si trattava di un errore di battitura!

Ahimè!!!

Senza parole l’avvertimento, riportata tra virgolette, del segretario della Conferenza Episcopale Italiana, Mariano Crociata: “I matrimoni misti non sono da incoraggiare perché possono avere conseguenze drammatiche che ricadono sui figli!”. Sembra una frase tratta da qualche papiro impolverato degli anni bui del medioevo o da qualche pergamena rovinata del ‘500 missionario-conquistatore, ed invece è pronunciata oggi nel 2008, da un rappresentante della Santa Sede. Oltre che ritrovarsi sulla pelle questa macchia “xenofoba” (perché di xenofobia si tratta se si sconsiglia di “incontrare” l’altro) e oltre che limitare la libertà altrui, la Chiesa rischia di perdere di credibilità con queste uscite sbilenche, perché, geneticamente parlando, i figli di coppie miste avranno gli stessi geni dei genitori ma anche una combinazione allelica tale da ridurre anche la possibilità di sviluppare malattie genetiche come il diabete, la sindrome di Down, l’anemia mediterranea, l’emofilia, la fibrosi cistica etc.etc., e quindi a quale conseguenza drammatica andrebbero incontro?. Culturalmente parlando, invece, avranno una mentalità più elastica e riusciranno a cogliere, alla perfezione gli aspetti culturali dell’una e dell’altra cultura dei genitori, cosa che permetterà loro di avere un panorama più ampio e di essere degli ottimi mediatori tra le due diverse parti. E, quindi ancora, cerco di capire: quali potranno essere le conseguenze drammatiche a cui potrebbero andare incontro i miei figli o i miei nipoti?

Finito di leggere la posizione della Santa Sede sposto gli occhi su di un altro articolo sulla stessa pagina e qui non posso che scoppiare in una grossa risata di pancia leggendo delle affermazioni di Licio Gelli che dice: “Attenti alla razza (qualcuno gli spieghi che lui stesso fa parte di questa razza: quella umana) perché domani potremmo ritrovarci figli” di coppie promiscue “chiazzati come le mucche chianine".

Mi domando se questi signori abbiano mai aperto un libro di genetica… non tanto per leggere ma anche solo per guardarne le figure!

“chiazzati come mucche”… dovrebbero sapere che la razza umana e quella bovina sono disegnate su mappe cromosomiche differenti… anche se poi tutti gli essere viventi hanno il gene per la pigmentazione… chi può affermare che c’è il pericolo di figli chiazzati come mucche?

Solo l’Ignoranza!!!

A questo punto vorrei fare un appello al Ministro Gelmini: “Invece di pensare a classi separate: soluzioni da apartheid; perché non pensare ad istituire dei corsi di genetica per questi illustri rappresentanti dell’Italia?”

Mendel e Morgan ringrazierebbero di cuore!

sabato 6 dicembre 2008

IO SONO INVISIBILE

di J.Canifa Alves
da "Mosaici: l'Italia Accanto" A. 1, N° 1, 2008

IO SONO INVISIBILE
( avvertenza: il testo che segue è scritto con inchiostro simpatico! se volete leggere l'articolo dovete trovare una soluzione... molto semplice a dire il vero!)

Ogni giorno attraverso la città indossando il mio negro mantello invisibile che l’indifferenza mi ha cucito addosso allorché trent’anni fa sbarcai in questo paese. Con il tempo ho imparato a vivere con questo mio superpotere ma all’inizio non è stato per niente facile. Ricordo ad esempio che in prima elementare io trascorrevo tutto il tempo in un angolo della mia classe a disegnare perché la mia maestra non riusciva proprio a vedermi. Non mi piaceva quella situazione perché non imparavo niente a differenza dei miei compagni di classe. A tre mesi dalla fine dell’anno scolastico ho iniziato a domandarmi del perché non mi vedesse e ne ho parlato con mia madre. Lei con estrema pazienza mi spiegò dell’impossibilità di alcune persone a “riconoscere” quelli con questo “dono”. L’ostacolo si poteva superare, mi disse, correndo più veloce del loro pensare, del loro sguardo cieco, del loro sguardo gorgonico… quello sguardo che ferma l’immagine familiare, non troppo lontano dalla quotidianità, e permette quindi di visualizzarla.
Li ho imparato a correre veloce e a controllare questo superpotere consentendo alla mia persona di essere visibile ad ogni istante, a mio piacimento… a mio piacimento? Questo finché non ho lasciato il piccolo centro cittadino dove abitavo e dove tutti, oramai, riuscivano a vedermi o avevano imparato a “fingere” di vedermi.
L’invisibilità ha ripreso ad innamorarsi della mia pelle quando mi sono trasferito in una grande città come Roma…
Alcune volte mi è proprio difficile lasciare il mio negro mantello dell’Invisibilità.
In questa città mi capita sovente di uscire o entrare in ascensore in compagnia di altri amici visibili e di incontrare qualcuno che non risponde al mio saluto invisibile ma che tuttavia un bel sorriso non lo negano agli altri; mi capita, in autobus o metro, che qualcuno mi calpesti i piedi e che questi si volti e non vedendomi ritorni sui suoi passi senza chiedere scusa; mi capita di stare accanto a gente che, non vedendomi, si sente autorizzata a dire che vorrebbe dare fuoco a quelli come me perché siamo troppi, perché siamo criminali, perché rubiamo loro il lavoro, non paghiamo le tasse; mi capita di chiedere un’informazione e vedere l’interlocutore volgere il suo sguardo verso chi mi è accanto per fornire la risposta; mi è capitato, e questo è un caso eclatante, in un grande centro commerciale, che io pagassi con i miei soldi e che il resto fosse dato alla mia visibile ragazza, tanto eclatante poiché per qualche eterno secondo la cassiera non sapeva effettivamente cosa fare visto che la mia ragazza non stava prendendo quel denaro non suo: “a chi do il resto se qui non c’è nessun altro oltre lei, signorina?”

Ebbene sì, in questa grande città mi è difficile rendermi sempre visibile, e questa è una sconfitta, mia e di quelli che non riescono a vedermi… mia perché forse non corro abbastanza forte per superare le Gorgoni cittadine come fece l’invisibile Perseo; sconfitta loro perché non vedendomi rischiano di, non trovando la mia immagine, rispecchiarsi nello scudo della loro riflessa indifferenza e di trasformare loro stessi in statue di “travertino” romano.
Ecco, mio caro Professor John Pendry, la ricetta dell'invisibilità esiste già...
venga a trovarmi e ne parliamo… sempre se riesce a “vedermi”!

lunedì 1 dicembre 2008

Fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi


Nell'ambito della Fiera della piccola e media editoria Più libri più liberi, venerdì 5 dicembre, alle ore 12, presso la Sala Ametista, si svolgerà l'incontro:

Le scrittrici e gli scrittori migranti con le Biblioteche di Roma: esperienze di intercultura nelle scuole e nelle biblioteche.

Intervengono:

Cristina Ali Farah, Jorge Canifa Alves, Ingy Mubiayi, Igiaba Scego, Ribka Sibhatu. Coordina Gabriella Sanna.


Scrittori di prima e di seconda generazione, che per le loro opere, poesie, racconti, romanzi, hanno scelto la lingua italiana, racconteranno la loro esperienza con il progetto "Storie del mondo" delle Biblioteche di Roma, che ha promosso la lettura dei loro libri da parte di centinaia di studenti delle scuole superiori e gli incontri con le autrici e gli autori all'interno delle biblioteche. Incontri fecondi e appassionanti, visti con la lente di scrittori ormai maturi e portatori di più culture e più visioni del mondo.
Si alterneranno letture di brani delle loro opere.

Palazzo dei Congressi di Roma Eur
Metro B direzione Laurentina, fermata Eur Fermi.
Servizio bus navetta gratuito (A/R) ogni dieci minuti dalla fermata della metropolitana Eur Fermi
al Palazzo dei Congressi, dall'apertura della manifestazione alla chiusura.
Venerdì gratuito per gli studenti universitari.

Per informazioni sull'incontro:
Servizio Intercultura Biblioteche di Roma
tel. 06 45430264
www.romamultietnica.it

mercoledì 26 novembre 2008

Letterature Straniere Moderne

RASSEGNA LETTERARIA "PAROLE SOTTOSOPRA": SABATO "LA MASCHERA TRASPARENTE. ESSERE O APPARIRE?"

(OnTuscia) – VITERBO – (md) Al via la “Rassegna Letteraria di autori dei nord e dei sud del mondo Parole Sottosopra”.


Giovedì 11 Dicembre 2008

Ore 17.00 - Aula 12, Facoltà di Lingue e Letterature Straniere Moderne - via S. Maria in Gradi, 4 - Viterbo - “Racconti in altalena” di Jorge Canifa Alves. Interverrà l’autore.

martedì 18 novembre 2008

Lo sguardo dell'altro


Nuova presentazione de LO SGUARDO DELL'ALTRO.

Le culture si uniscono e si fondono e creano nuova vita!
Presso la Villetta, di Garbatella, si apre il discorso sui nuovi autori della meeteratura, la letteratura dell'incontro tra popoli e culture...
70 anni dopo le leggi razziali, l'Italia si ritrova ad affrontare nuovi temi sul razzismo che vive quotidianamente sul suo territorio: dal pestaggio di immigrati in varie zone della penisola, alle ronde notturne, dalla cittadinanza non riconosciuta a chi nasce in Italia da genitori stranieri alle scuole che il governo vorrebbe separate tra alunni italiani e stranieri (come succedeva in Sudafrica qualche anno fa... e li si chiamava apartheid), dalla caccia ai Rom, ai permessi di soggiorno che qualcuno vorrebbe a pagamento... in questo clima gli intellettuali e le forze dell'opposizione si domandano: come è possibile tutto ciò in un paese come l'Italia fondata nei secoli da popolazioni di diverse provenienze; come è possibile tutto ciò nel 2008 e cosa possiamo fare per fermare questa vergogna italiana...

lunedì 17 novembre 2008

OLTRE BABILONIA

Il libro Oltre Babilonia
di Igiaba Scego (Donzelli editore), ripercorre le storie di due ragazze nere di pelle ma italiane di appartenenza. Di origini somale, Zuhra vive a Roma, fa la commessa in una grande libreria e parla romanesco. Anche Mar e' romana e nera, di madre argentina e padre somalo. Non si conoscono, ma entrambe partono per Tunisi a imparare l'arabo, lingua delle origini.
Troveranno le loro radici? Troveranno la loro cultura d'origine forse cercata, forse non cercata ma che comunque è sempre dietro l'angolo pronta a trovargerle e a ricordare loro che in questo lungo percorso in terra straniera si può perdere tutto anche l'identità, anche i colori, anche l'amore? Oltre Babilonia scritto con brio e con l'utilizzo di un linguaggio che non prende solo chi ha pelle diversa dalla massa, ma arriva dritto nell'anima dei giovani di questa società italiana indipendentemente dalle origini culturali.

sabato 15 novembre 2008

E se Obama fosse africano?

E se Obama fosse africano?
di Mia Couto (scrittore mozambicano)
traduzione di Anna Fresu

Articolo pubblicato sul settimanale “Savana”, il 14 novembre 2008

Gli africani si sono esaltati per la vittoria di Obama. Io sono stato uno di loro. Dopo una notte in bianco,
nell’irrealtà della penombra dell’alba, mi scorrevano le lacrime quando lui ha pronunciato il discorso da
vincitore. In quel momento, anch’io ero un vincitore. La stessa felicità mi aveva attraversato quando Nelson
Mandela era stato liberato e il nuovo statista sudafricano intraprendeva un cammino di dignificazione
dell’Africa.
Nella notte del 5 novembre, il nuovo presidente nordamericano non era soltanto un uomo che parlava. Era
la voce soffocata della speranza che si rialzava, liberata, dentro di noi. Il mio cuore aveva votato, anche
senza permesso: abituato a chiedere poco, io festeggiavo una vittoria smisurata. Uscendo per strada, la mia
città si era trasferita a Chicago, neri e bianchi respirando, nella comunione di una stessa sorpresa felice.
Perché la vittoria di Obama non è stata quella di una razza sull’altra: senza la partecipazione massiccia degli
americani di tutte le razze (inclusa quella di maggioranza bianca) gli Stati Uniti d’America non ci avrebbero
dato motivo per festeggiare... continua su------> clicca qui <------

venerdì 31 ottobre 2008

Lo sguardo dell'altro

Vivono tra noi...
Sono qui...
Vivono tra noi...
Ci osservano...
Ci studiano...
Sono una realtà presente...
Spesso li ignoriamo... ma ignorandoli rendiamo noi stessi ignoranti!
Spesso li giudichiamo senza conoscerli... gettandoli tutti nello stesso calderone della criminalità, e rendendo noi poca cosa di fronte al mondo illuminato...
Qualcuno vorrebbe eliminarli... ma loro tengono duro portando avanti, sostenendo l'economia e la famiglia italiana, con umiltà e sacrificio...
Sono qui e ci osservano...
Vivono tra noi e cambieranno la nostra vita, la nostra società e...
Quattrordici di loro proveranno a fotografarci con l'occhio delle loro penne: Leela Marampudi (India), Tetyana Gordiyenko (Ucraina), Karim Fael (Siria), Marina Sòrina (Ucraina), Helena Parasckeva (Grecia), Muin Masri (Palestina), Kenan Zohar (Israele), Kaha Mohamed Aden (Somalia), Bozidar Stanisic (Bosnia), Milton Fernandez (Uruguay), Susanne Portmann (Svizzera), Jorge Canifa Alves (Capo Verde), Malih Mohamed (Marocco) e Clementina Sandra Amendola (Argentina)...
Non perdiamoli di vista... possono darci qualcosa che forse ci manca...

Da METROPOLI
Roma. Lo sguardo dell'altro, racconti e poesie di scrittori migranti

Domenica 2 Novembre, alle ore 18.30, la libreria Griot in via di S. Cecilia 1/A a Roma invita alla presentazione del volume “Lo sguardo dell’altro”, organizzata in collaborazione con l'associazione Tabanka onlus. Oltre agli autori, tutti stranieri che vivono in Italia: Jorge CanifaAlves, Helene Paraskeva, Susanne Portman , alla serata parteciperanno gli artisti: Filippo Bucci (al Sax) e Laurent Digbeu (alla chitarra). L’antologia “Lo Sguardo dell’altro”, Mangrovie editore, 2008 (ecco la scheda) raccoglie una serie di racconti divertenti o “impegnati” di scrittori stranieri che hanno scelto di esprimersi in lingua italiana. Per informazioni: Tel. 06 58334116. (r.m.)


domenica 26 ottobre 2008

segui la LINEA-JIDKA


Segui la LINEA di SABA ANGLANA

Il disco di Saba non si offre solo come vibrante spaccato delle conseguenze del contatto tra la cultura somala e e quella Italiana, ancora vivo nelle migliaia di emigrati delle “ex colonie” in suolo italiano, nei figli meticci e nei profughi, ma ribolle anche di molteplici influenze africane, a voler contenere e raccontare un futuro che sarà sempre più disegnato da storie come questa.

Con SABA l'Italia ritorna dentro la sua storia dimenticata nelle ex-colonie in Africa e quella attuale che vorrebbe dimenticare fatta da gente che lascia l'Africa per ritrovare qualche speranza in Italia... Dimenticare non è possibile, chiudere gli occhi e non vedere non è possibile! Siamo tutti piccoli in questo immenso universo, ma tanti piccoli messi insieme possono formare una forza grande a favore della convivenza e della pace nel mondo!

lunedì 6 ottobre 2008

intanto a Padova...

ImmaginAfrica2008
INCONTRO CON L'AUTORE

ImmaginAfrica2008
vi invita al ciclo Incontri con l’Autore, un percorso attraverso la letteratura dell’immigrazione.

Incontreremo l’esperienza di autori caratterizzati da un’identità doppia, che fa riferimento al mondo di origine e a quello in cui abitano, l’Italia. Questa condizione è ben espressa nei loro testi, scritti in italiano e adatti a diversi ordini di scuola.

Tutti gli incontri si tengono presso la Sala Anziani del Palazzo Municipale di Padova alle ore 17:00

Venerdì 10 Ottobre 2008

Cristina Ali Farah----------MADRE PICCOLA

Venerdì 17 Ottobre 2008

Jorge Canifa Alves-----RACCONTI IN ALTALENA

Venerdì 24 Ottobre 2008

Ingy Mubiayi-------------QUANDO NASCI È UNA ROULETTE

Venerdì 31 Ottobre 2008

Paul Bakolo Ngoi---------CHI HA MAI SENTITO RUSSARE UNA BANANA?

Venerdì 7 Novembre 2008

Karim Metref------------TAGLIATO PER L'ESILIO


Immaginafrica 2008 è un progetto del Dipartimento di Storia dell’Università di Padova, realizzato con il Comitato Pari Opportunità, il Master in Studi Interculturali, il DAMS, il Quartiere 4, Orizzonti Cooperativa Sociale, Medici con l’Africa CUAMM, le associazioni A.I.E., A.Ma.Ve., ANDA, ARESNDE, Associazione Marocchina di Padova, Ebene, PaduAfrika, A.S.C.A.N., A.S.C.A.P. e con Laboratorio Video C6

a Parma intanto...

OTTOBRE AFRICANO

Conoscere l'altro è l'unico modo per superare le proprie ristrettezze mentali...
Parma risponde così, con una gran bella manifestazione culturale, a quelle pochissime persone che non riescono ad avere rispetto per gli altri ne tantomeno per la propria intelligenza... Grazie Parma! Grazie Amici di LE RESEAU per questo quadro straordinario che ci proponete da oramai sei anni...

Sabato 04 Ottobre

- Ore 10.30 - Piazza Garibaldi: Manifestazione persone africane

- Ore 18 - Itinerario Cucina Africano (degustazione nei locali da via Farini al Barino)

- Ore 20.30 -

Musica e Moda africana con “Adao Ramos Duo” (Capo Verde) e Duo Mara Mazzieri (Parma)

Presenta Gene Gnocchi

Con il saluto di Ferdinando Sandroni, Agenzia per l’Associazionismo

Domenica 05 Ottobre

- Ore 17 - Libreria Fiaccadori (Strada al Duomo, 8/A): Incontro con Jorge Canifa Alves e Francesca Vitalini (Capo Verde)

- Ore 20 - Be Ar project (Via Farini, 8): Aperitivo con Jorge Canifa Alves e Francesca Vitalini (Capo Verde)

Per il resto del Programma clicca qui!

sabato 20 settembre 2008

dall'UNITA' del 20/09/2008


Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e segue il negro italiano
da lontano... MOLTO LONTANO
tanto lontano quanto dannatamente vicino!!!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
RAPpa il negro con gl'amici suoi:
"E se rubassi un biscotto?"
"Conta già che sei morto!
Perchè il nero ti tradisce
e la giustizia fallisce!"

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina
e ferma i suoi passi al bar in chiusura
e semina spine xenofobe
nei due pregiudicati cuori!

Scesa è la Notte
e senza ad essa badare
contan la grana le "perbene" genti
"Abbiamo ben fatto cassa?"
"Conta solo questo me basta!
Perchè la grana ingrandisce
se il negro non ti aggredisce!"

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
tum-tum-tum-tum-tum-tum
scappa giovane Abba, scappa
... levàti ha i veli la notte
ed ecco gli occhi assassini degli orchi inseguire...

Scesa è la Notte
e sparito è un biscotto
ciac-ciac-ciac-ciac-ciac-ciac
prendilo quel negro, prendilo
... levàti ha i veli la notte
ed ecco il negro di merda scappare...

scappa, scappa, scappa, scappa
prendilo, prendilo, prendilo, prendilo

scappa, prendilo, scappa, prendilo!!!!
prendilo, scappa, prendilo, scappa!!!!

Scappa il giovane Abba
che inciampa però nella
nera sua pelle africana
e allora, solo per questo è raggiunto
e si scatenanno sulla
nera sua pelle africana
sulla nera sua pelle africana
la Furia e l'Odio Recondito
degli orchi e pregiudicati e assassini suoi

Ed eccola la Notte ferma!
E osserva tutto quell'odio e il sangue!
E giudice: accusa di furto il giovane ucciso!
E giudice: proscioglie dall'odio le bestie assassine!

Ed eccola la Notte ferma!
E osserva tutto quell'odio e il sangue!
Mentre oscurano i MEDIA
il dolore degli Abba, negri immigrati!
Mentre cercano i MEDIA
il dolore delle orchi, bestie assassine!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e assassina!

Scesa è la Notte
improvvisa e fredda e indifferente!

Scesa è la Notte
Scesa è già la Notte...
Scesa è ormai la Notte.


anche su GRIOT

mercoledì 17 settembre 2008

In memoria di Abdul Guibre

Libreria GRIOT
un chicco d'Africa nel mare di Roma

Giovedì 18 settembre, Libreria GRIOT, ore 19,00

Nessuna aggravante!

Maratona di letture antirazzista in memoria di Abdul Guibre, cittadino italiano, ucciso a soli 19 anni per un pacco di biscotti.


Nessuna aggravante razziale! L’omicidio di Abdul Guibre, un giovane italiano originario del Burkina Faso ucciso a sprangate domenica notte a Milano all’età di 19 anni per aver rubato un pacco di biscotti, non avrebbe motivazioni razziali: così dicono gli uomini di legge. Una ricostruzione discutibile che preoccupa tutti coloro che osservano con sgomento il crescente clima d’intolleranza in Italia.

Mossi dallo sdegno per il linciaggio e uniti dal ricordo del giovane Abdul, scrittori, attori e intellettuali si ritroveranno Giovedì 18 settembre presso la Libreria GRIOT, alle ore 19,00, per dare vita ad una maratona di letture antirazzista seguita da un dibattito animato da Jean-Leonard Touadi, deputato DS ed ex Assessore alla Sicurezza del Comune di Roma e Ali Baba Faye.


Parteciperanno gli autori Amara Lakhous, Cristina Ali Farah, Jorge Canifa Alves, Lisa Ginzburg, Igiaba Scego, Daniele Scaglione, Elisa Davoglio, Lidia Riviello, Mauro Covacich, Fausto Pellegrini, gli attori Andrea Rivera e Giuseppe Cederna, i giornalisti Marino Sinibaldi, Maria De Lourdes,
Giovanni Maria Bellu, Gabriele del Grande, Barbara Romagnoli, Chiara Nielsen, Wasim Dahmash, Massimo Ghirelli, Leonardo de Franceschis, Sandro Portelli e tanti altri.

Libreria GRIOT
Un chicco d'Africa nel mare di Roma
Via di S. Cecilia 1/A - 00153 Roma
tel - fax 06 58334116
Collegamento Wi-Fi

www.griotemporio.it
info@griotemporio.it

Critiche

CHI HA RUBATO LA DEMOCRAZIA IN ITALIA?

A chi mi chiede se credo nella sinistra italiana... rispondo:

Bisogna aver coraggio di essere coerenti con il proprio credo! Il PD non ha saputo esserlo!
Pur credendo fortemente nei DIRITTI UNIVERSALI DI UGUAGLIANZA DI E FRA TUTTI GLI UOMINI la sinistra non ha fatto niente contro i lager (CPT) dove vengono rinchiusi innocenti che fuggono da situazioni difficili (come se la migrazione fosse un reato, come se tutti gli italiani all'estero fossero condannabili solo per il fatto di aver cercato qualcosa di meglio dalla vita); non ha fatto niente per il diritto di cittadinanza e voto di quei migranti che lavorano come schiavi nelle fabbriche e nelle case degli italiani (contribuendo allo sviluppo economico non del loro paese di origine ma dell'Italia; contribuendo al sostegno psico-socio-sanitario delle famiglie italiane levando loro il peso di badare agli anziani, figli e governo della casa!); non ha avuto coraggio di trovare soluzioni "umane" per gli italo-ROM, ma solo soluzioni disumane come sgombri e persecuzioni giudiziarie, mettendo in atto soluzioni, cioè, non da sinistra democratica ma da destra xenofoba aumentando la paura, il panico tra la popolazione attraverso un atto di "terrorismo psicologico" di paura del diverso. Per questo motivo la Sinistra Italiana ha fallito alle ultime elezioni perchè le soluzioni che essa proponevano non erano altro che una brutta copia delle stesse soluzioni che proponeva il PDL... Il PD, insomma non ha avuto il coraggio di sostenere le proprie politiche democratiche, sfociando in un canale destroide, che agli occhi dei cittadini non proponeva soluzioni coraggiose e coerenti con la linea politica delle sinistre storiche ma programmi identici a quelli degli avversari politici...
In un momento in cui un giovane italiano di origini africane viene ucciso da belve assassine solo per il furto di un pacco di biscotti mentre gli si grida dietro "te la facciamo pagare sporco negro", e i signori della legge non ne trovano una motivazione razzista, e i media si soffermano sulla sofferenza dei familiari degli assassini invece di dare spazio alle vittime di questo atroce atto, e la sinistra italiana non reagisce, non fa sentire la propria voce, io dico "dove stiamo andando? in che mondo meschino viviamo? cosa ci sta a fare all'opposizione?"... Questo è un paese "democratico"? NO.
Fortemente di sinistra... fortemente deluso da chi non ha il coraggio di far sentire la propria voce... e come me molti immigrati con diritto di voto (avendo acquisito la cittadinanza) e molti italiani che hanno occhi per guardare e non solo per vedere!

domenica 17 agosto 2008

LETTERATURA

MEETERATURE
LETTERATURA dell’INCONTRO

Una letteratura giovane e meticcia si affaccia alle porte dell’Italia. C’è da domandarsi se avrà bisogno di un permesso di soggiorno! Oppure, sarà necessario aprire dei Centri di Permanenza Temporanei per accoglierla!? Attendendo un risposta, questa giovane meticcia, allarga le sue braccia sulla Capitale che apre, spinge lo sguardo oltre: Nuovi orizzonti della letteratura: voci africane in Italia. Questo il titolo dell’incontro tenutosi la settimana scorsa presso il Vicariato di Roma in Piazza S. G. Laterano e presentato dall’africanista Anna Fresu.Gli autori presenti hanno dato vita ad un susseguirsi di emozioni poetiche, critiche, narrative, teatrali e canore entusiasmando con la loro energia il pubblico presente. Ma da dove viene questa nuova energia letteraria? Dall’Africa. Ed è forse un qualche frammento vagabondo della negritudine? “Non penso.” Dice Felicitè Mbezelè: “I miei testi non hanno nulla a che fare con la negritudine, semmai con la migritudine.” Una nuova presa di coscienza di questi autori dalla pelle ambrata che scrive in italiano, certo!, ma che tocca anche le diverse realtà culturali presenti sul territorio stesso in un intreccio di lingue e riferimenti non locali nè delle terre natie, ma di culture che ogni giorno si incrociano per le strade di Roma… e senza fare “un discorso sull’integrazione” sostiene Ndjock Ngana “perché esso non è ciò che ci viene dato o chiesto, ma è ciò che va vissuto ogni giorno”… è quindi il quieto vivere quotidiano tra le diverse genti “de Roma”, cosa che si riscontra anche nei testi di questi autori. In un momento in cui l’Italia ha la necessità di conoscere le realtà differenti presenti sul territorio essi si pongono come intermediari coprendo quell’esigenza “dell’Italia a recuperare la cultura somala, etiope… la cultura altra in generale”, come sostiene Cristina Ali Farah; ma nello stesso tempo questi stessi vogliono “confrontarsi con la cultura italiana per trarne quel succo da trasformare in un prodotto nuovo”, come sostiene Amara Lakus nel suo intervento. Una ricerca che serve a costruire uno stile personale, individuale e “non importa quale lingua uso.” Dice Ribka Sibathu “so che ho qualcosa da dire e, per favore, ascoltatemi e non domandatemi da dove vengo!” semplicemente datele il permesso di accusare in rima il suo Aulò. E poiché, come ha affermato con grazia canora Saba Anglana, “la libertà culturale c’è quando sappiamo incontrare gli altri”… apriamo le braccia a questa letteratura dell’incontro, alla meeterature!

giovedì 31 luglio 2008

ITALIANI BRAVA GENTE:

La caduta di un mito!

Lisbona.
Un capoverdiano, un portoghese, un inglese e la statua di Fernando Pessoa si ritrovano a parlare del più e del meno fino a quando l'inglese non chiede al capoverdiano da dove venga. La risposta dovrebbe aggirarsi per l'Africa o sbarcare sul continente sud-americano, ma mi voglio rovinare e la pianto negli Stati Uniti d'America. Una grassa risata ciconda il tavolino quadrato verde-bianco-sporting. Voi americani avete tutti i vizzi del mondo, non volermene ma... Chi ha mai affermato che la terra di provenienza del capoverdiano siano gli U.S.A.? Infatti proviene da Roma, Italia.
Punto.
Qui tace la grassa risata e le nuvole si raggruppano nere sopra le teste dei quattro.
Pessoa resta senza parole.
L'inglese quasi sviene... il portoghese forutnatamente già conosceva l'amico capoverditaliano e non si scompone più di tanto.
Dopo una pausa di riflessione l'inglese inizia a ragionare, a porre domande a darsi delle risposte. Argomento Italia, quella nazione che sta perdendo il treno per l'Europa. Quel paese che all'estero ha, ultimamente tolto la maschera impastata di "pizza-mafia-mandolino" e quella di "poeti-santi-navigatori" e addirittura quella di "italiani brava gente" per indossare quella di "italiani-xenofobi-razzisti".
Il capoverdiano, nonostante la palese l'imbarazzante vergogna cerca di difendere quell'Italia che non si conosce e che, quindi, non si può giudicare a priori un paese che non si conosce, ora solo perchè alcuni imbecilli si sentono autorizzati a mostrare la loro imbecillagine non significa che tutti gli italiani siano imbecilli... Lui ne conosce di italiani "brava gente" e guai a toccarglieli... Sì ma questo mito di italiani brava gente, sorride il portoghese, forse bisogna rivederlo un po': " a me sembra che gli italiani all'estero mettono in luce la loro bestia... ad esempio a Santo Domingo vanno gli italiani ultrasessantenni per adescare le ragazzine e portarsele a letto per pochi spiccioni... in Italia non lo farebbero perchè sarebbe favoreggiamento alla prostituzione, se non altro." Beh, allora bisognerebbe fare lo stesso discorso per le mature italiane che vanno a CapoVerde per comprarsi a pochi spiccioli qualche giorno di "compagnia" maschile...
Al discorso prende parte improvvisamente anche un tedesco, che aveva ascoltato senza dire parola, fino a quel momento: "una volta sono stato in Svizzera e mi stupì il cartello sulla porta di un negozio: vietato l'ingresso ai cani e agli italiani!" se fossero brava gente non ci sarebbe stato motivo di un tale cartello!... Sì, ma anche questo non è discriminatorio nei confronti degli italiani, li state giudicando senza conoscerli... Ho visto dei servizi in TV, interrompe l'inglese... abberrante!!! caccia ai Rom, schedatura per i minori (sempre Rom, si intende) con la complicità della Croce Rossa, lager nazisti che chiamano CPT per immigrati, paura, anzi panico verso ciò che è diverso, militarizzazione delle città... questo chiamano il bel paese? Per me è solo un vagone che si sta staccando dall'Europa... finirà per essere isolata... dal mondo!!! credetemi.
Pessoa sempre più incredulo tace!!!!!!
Sì ma qualcosa di buono ci sarà pure no?
Cosa? La televisione, la stampa che tutto addolcisce? Ma fammi il piacere!!!!

Mamma mia!!! che visionaccia che si ha dell'Italia stando lì fuori!!!!!!

martedì 8 luglio 2008

ATAC: RAZZISMO ALLA GUIDA

Roma. Lunedì 7 luglio 2008.
Sono le 10.20 di un lunedì di sciopero dei mezzi pubblici e il sole è cocente sopra le teste di chi attende il 542 alla fermata, senza pensilina, di via Monti Tiburtini (fermata metro), direzione, Centocelle. Finalmente dopo un’attesa lunghissima di oltre mezz’ora arriva il bus atteso, controllo di avere l’abbonamento con me e l’immancabile compagna di viaggio c’è, quindi salgo. Certo mi domando se valga la pena farlo con tutti questi scioperi programmati, ma il mio dovere di cittadino mi impone di rispettare delle regole comuni, morali. Mi dico questo quando, all’altezza di via Serenissima un vecchio sui settanta cinque anni comincia a lamentarsi con l’autista di questi scioperi continui. Io sono dietro di questi e mi è dato di vedere solo il volto dell’autista attraverso lo specchietto centrale. Il vecchio dopo un breve lamentela comincia a dare la colpa dello sciopero agli immigrati perché non pagano il biglietto, e così facendo mandano in rovina l’economia italiana e che se tutti gli immigrati, questi figli di puttana (ahimè si esprime proprio in questi termini), pagassero il biglietto non ci sarebbero gli scioperi. Fin qui, anche se già di per se aberrante, ci può stare in un vecchio che probabilmente aveva perso la ragione in una lunga attesa sotto il sole di luglio. È ciò che avviene dopo che lascia senza parole per la spontaneità con cui avviene l’intervento dell’autista. Il suo atteggiamento spaventa e getta vergogna nella società che rappresenta, essendo egli, in quel preciso momento, alla guida di un mezzo di tale ATAC Spa.

Il mezzo è quasi vuoto, oltre me c’è un’altra mezza dozzina di stranieri (tutti avevano regolarmente obliterato il biglietto) e per il rispetto anche di uno solo di questi “clienti” mi sarei aspettato, se non altro, un non intervento da parte dell’autista stesso, invece alle parole del vecchio, il tale rappresentante della società ATAC Spa si è sentito autorizzato a recriminare contro gli stranieri che vengono in Italia a danneggiarla, facendo, su questo territorio non loro, quello che cazzo pareva loro, quello che non facevano cioè nel loro paese, che probabilmente neanche avevano.

Ma non finisce qui va oltre il rappresentante di un mezzo di trasporto pubblico come l’ATAC Spa.

Se dipendesse da lui, dice, darebbe fuoco a tutti gli stranieri che arrivano in Italia, anzi li metterebbe in fila ad uno ad uno e sparerebbe a tutti come monito per quelli che avessero l’intenzione di venire in Italia… “spari ad uno, due, tre, quattro… alla fine lo capiranno che non devono proprio venire in Italia quelli che devono ancora partire, no?”

Purtroppo, non è la prima volta che sento questi discorsi da parte di rappresentanti di una società di servizi pubblici come l’ATAC, e ciò mi amareggia, come amareggia tutti gli immigrati che vivono in questo paese, come amareggia milioni di italiani di una certa sensibilità intellettiva… e propongo a tale società di indire per i propri dipendenti dei corsi di educazione civica e di rispetto per le diversità culturali che vivono e lavorano in questo paese e che a questo stesso paese, non al loro, pagano le tasse contribuendo allo sviluppo economico dell’Italia.

mercoledì 2 luglio 2008

DIAS DE CABO VERDE


Il Progetto DIAS DE CABO VERDE
(scarica brochure cliccando qui, poi cliccate su download now)
nota informativa in italiano
nota informativa in portoghese

Il Progetto DIAS DE CABO VERDE
È promosso dall’Instituto das Comunidades de Cabo Verde (IC) e co-finanziato dalla Commissione Europea e dal Governo Portoghese.
L’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) è il partner esecutivo del progetto.

Qual è l’obiettivo del progetto?
Mobilitare le risorse umane, sociali e professionali dei capoverdiani residenti all’estero a favore del rafforzamento delle capacità in settori chiave per lo sviluppo di Capo Verde, quali salute, educazione, infrastrutture e turismo.
Promuovere e rafforzare i legami tra i membri della diaspora e il settore
pubblico e privato a Capo Verde e in Europa.
Contribuire a moltiplicare e rafforzare i legami transnazionali della

diaspora capoverdiana in Portogallo, Italia e Olanda.

Come?
Creando opportunità concrete per i capoverdiani che desiderano impegnarsi nello sviluppo del proprio paese d’origine, trasferendo le proprie competenze professionali al fine di rafforzare le capacità dei professionisti che lavorano a Capo Verde.
Stimolando le attività imprenditoriali della diaspora a beneficio del proprio paese.

Il progetto prevede
> La mappatura delle necessità professionali in settori chiave di Capo Verde;
> Lo sviluppo di un sito web che riporterà tutte le informazioni rilevanti, e dove i professionisti residenti in Portogallo, Italia e Olanda potranno registrarsi on-line, rendendo disponibile il proprio profilo per missioni di formazione a Capo Verde;
> La creazione di un database che conterrà i profili dei professionisti della diaspora in Portogallo, Italia e Olanda, nonché le necessità di Capo Verde in materia di formazione professionale;
> La realizzazione di attività a sostegno dello sviluppo del settore privato, promuovendo la diffusione di informazioni sulle possibilità di investimento per i migranti e facilitando partenariati imprenditoriali con Capo Verde promossi dai migranti stessi.
> L’organizzazione di missioni di formazione e collegamento a Capo Verde.

Qual è il target?
Tutte le persone di origine capoverdiana, a prescindere dalla loro attuale nazionalità, che vivono in Portogallo, Olanda o Italia, che desiderano partecipare allo sviluppo di Capo Verde e che:
> Possiedono competenze e qualifiche professionali nei settori chiave sopra elencati;
> Hanno la possibilità di lasciare temporaneamente il paese di accoglienza per un periodo fino a tre settimane (con possibilità di estensione), senza compromettere il loro status legale;
> Mostrino interesse e desiderio di contribuire al processo di sviluppo del proprio paese d’origine.

Come partecipare?
Dare la propria disponibilità a partecipare in qualità di formatore a brevi missioni a Capo Verde;
Un sito web é in corso di realizzazione, per informarvi sulle opportunità di partecipazione a brevi missioni di formazione: sul sito avrete la possibilità di registrare il vostro profilo e indicare la vostra disponibilità.

Qualora siate interessati a partecipare, vi preghiamo di compilare il modulo sul retro e di inviarlo per posta o consegnarlo direttamente a: Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM)
Missione di Roma
Via Nomentana, 62
00161 Roma
Tel.: 06 441 86 228 / 223
O via fax al numero: 06 440 25 33
Potete anche inviare una e-mail all’indirizzo diasitalia@iom.int
indicando i vostri dati personali, il vostro recapito, la vostra professione e titolo di studio.

Il progetto sosterrà le spese di viaggio. I candidati selezionati avranno diritto ad un contributo finanziario per la durata della missione.

Per ulteriori informazione Tabanka onlus si mette a disposizione degli utenti:
tabankaonlus@libero.it

lunedì 23 giugno 2008

da "La Repubblica"

Clicca sull'articolo per poterlo leggere
Questo è il bellissimo articolo che Carola Susani ha realizzato qualche tempo fa sulla mia vita... è molto bello!!!
Ogni tanto questa città si ricorda dei suoi "extra-artisti".
Le fotografie sono di Angelo Franceschi.

giovedì 22 maggio 2008

citazioni citabili

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali
e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti
ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me

e non c'era rimasto nessuno a protestare.

Bertold Brecht



Bandiera Rom...
Rom (rom = uomini)

giovedì 14 febbraio 2008

LE RONDINI IL CONDOR E L'AQUILA

Uno stormo di uccelli, che la grande tempesta della vita aveva portato lontano dai propri confini, non ritrovando più la via del ritorno aveva deciso di fermarsi in una terra straniera.
Lo stormo in realtà era formato quasi esclusivamente da rondini abituate al lavoro, alla fatica e al sacrificio, come del resto lo sono tutti i più grandi uccelli migratori!
Ma il paese in cui si erano venuti a trovare stava attraversando il suo inverno.
Ora si sa che le rondini sono uccelli di sole e non di gelo, per cui ci si aspetterà che riprendano il volo per altri lidi più miti!
Non avete considerato una cosa!
Avevano già affrontato un lungo viaggio per cui al momento erano stremate davvero.
Rimasero in quel paese con tutta la fatica, il peso, la sofferenza che ciò poteva loro comportare.
L’inverno fu più rigido e lungo del previsto, ma le rondini seppero organizzarsi e affrontare tutte le intemperie climatiche e ambientali.
Tra gli altri uccelli dello stormo vi erano un condor e un aquila, e anche loro inizialmente soffrendo come le rondini riuscirono, con l’aiuto delle rondini stesse, a superare le maggiori difficoltà di quell’inverno.
In primavera, quando la vita rinasce e sono ormai davvero poche le nuvole che si vedono pascolare nell’immenso campo azzurro seminato sempre più a spighe di sole, le rondini il condor e l’aquila si ritrovarono alleate a ricostruire i passi della loro storia.
- E’ necessario ricostruire i nidi distrutti dal vento dell’inverno. - Sostenevano le buone rondini. - E inoltre è necessario che i nuovi nati si sentano parte di questo stormo, così unito, così lontano dalla casa dei nostri avi.
- E’ vero! E questo affinché un giorno, nel voler ritrovare la rotta della Terra Madre, non si vengano a trovare persi e senza identità. – Disse saggiamente l’aquila.
Il condor ammirando la saggezza dell’aquila aggiunse con identica virtù:
- Non basta! Nel frattanto che staremo in questa terra non nostra dobbiamo dare cento volte il meglio di noi stessi per poter, agli occhi di chi in questi posti vi abita da sempre, non essere considerati parassiti senza dignità.
Tutti questi discorsi misero una gran voglia di volare addosso a molti e quei molti si slanciarono per il cielo azzurro.
La primavera fu tutto un ricostruire di sogni naufragati e un rieducare i giovani al volo di lungo corso che forse un giorno avrebbe loro portato a vedere i lidi della Terra Madre.
Tutti lavoravano felice per la stessa causa.
Non era difficile vedere il condor, o l’aquila aiutare le rondini per la costruzione di un nido, o le rondini nutrire i due rapaci con i loro frutti quando questi tornavano a pancia vuota, dalla caccia, per diversi motivi naturali e non.
Un clima veramente idilliaco!
Ma come tutte le cose belle, anche questa situazione non era destinata a sopravvivere a lungo, ahimè!!
Estate.
L’estate portò aria di tempesta.
Successe in un mattino di luglio mentre, amichevolmente, il condor e l’aquila parlavano di apportare dei miglioramenti all’interno dello stormo.
Stormo che nel frattempo era cresciuto, e anche di un gran tanto, e …
- Siamo cresciuti, in ogni senso! – Affermava il condor – Ora è necessario che gli altri si accorgano della nostra esistenza. Dobbiamo formare un corpo e allearci con gli altri rapaci.
L’aquila storse un po’ il becco.
- E’ vero, ma noi siamo già un corpo unito.
- Ma per gli altri noi non contiamo niente, mio caro! Siamo un branco come tanti, per molti. E ciò non è bene.
- Hai ragione, amico, ora ho capito e volo ad informare della cosa il resto dello stormo.
- No, no, no, no!! Non hai capito niente! Perché informare gli altri? Possiamo fare ed essere tutto noi… Le rondini sanno solo costruire nidi e allevare i loro figli. Noi, invece, siamo quelli che hanno cervello. Cerchiamo di …
- Nossignore, non possiamo dimenticare ciò che le rondini hanno fatto per noi…
- E quello che abbiamo fatto noi per loro?
- Se siamo ancora vivi lo dobbiamo alle rondini non certo agli altri rapaci. Non te lo posso permettere, ma non per me quanto per quelle povere rondini che verrebbero escluse da tutto e si troverebbero più perse di quando sono arrivate qui!
E il condor e l’aquila passarono l’intera estate, nemici a discutere di argomenti siffatti trascurando entrambi le rondini e i doveri da svolgere all’interno dello stormo.
Le rondini nel frattempo si preparavano all’autunno ormai alle porte.
Il condor, sempre più convinto delle sue idee, si era fatto eleggere re dallo stormo per poterle tutelare (da cosa non era dato saperlo).
L’aquila continuava ad alzare la voce e ad essere convinto che le rondini non dovessero essere escluse da certi tornaconti del condor.
L’aquila e il condor, impegnati com’erano a sbranarsi tra loro, non si accorsero affatto che l’autunno era alle porte.
Quando arrivò l’autunno ormai il condor aveva perfezionato il suo potere e le sue alleanze.
L’aquila, che non era scema, aveva anche lei trovato alleati con altri uccelli del loro stesso stormo.
Le rondini, faticosamente, si preparavano all’inverno e sempre più sole e trascurate dal loro re e dal loro garante di giustizia.
I giochi di alleanze erano fatti, ora era questione di decidere chi fosse il più forte tra i due.
E si venne allo scontro.
Era un mattino pieno di sole, ma freddo.
I due rapaci e i loro alleati si dettero battaglia, senza esclusione di colpi, nell’alto dei cieli; mentre le rondini, che erano sempre state uno stormo pacifico, presero la grande decisione di lasciare quella terra capace di generare così tanto odio all’interno di quello che era l’emblema di un paradiso senza scontri.
Improvvisamente, gli alleati di entrambi, non trovando motivo di tanto combattere, abbandonarono i due al loro stesso odio.
I due rapaci tant’erano impegnati a darsi battaglia non solo non si accorsero di essere rimasti senza alleati, ma neppure del fatto che le rondini se ne fossero andate via.
Quando molto tempo dopo se ne accorsero trovarono in ciò ulteriore motivo di scontro perché ognuno di loro era convinto che se ne fossero andate per colpa dell’altro.
Quindi non solo non fecero niente per farle tornare ma impegnati com’erano a darsi battaglia non si accorsero neppure dell’arrivo dell’inverno.
Scarseggiò la selvaggina.
E a primavera quando le rondini tornarono in quella terra trovarono due corpi consumati dalla fame che si beccavano ancora nonostante fossero privi di vita.
La morale trovatela voi!

lunedì 28 gennaio 2008

VALIGIE

VALIGIE
2001
regia di Anna Fresu
tratto da testi di Jorge Canifa Alves e Cristina Ali Farah.

La storia vuol raccontare il mondo della migrazione. La guerra in Somalia costringe una giovane donna ad abbandonare tutto, compreso il suo uomo per salvare non la sua pelle ma quella di suo figlio appena nato... un elicottero si alza il volo, sale l'urlo dei guerriglieri mentre, sopra le teste di tutti sventola il drappo rosso del dramma che quotidianamente si vive in un paese in guerra... Dall'altra parte del continente, a Capo Verde, in un epoca differente (anni '40), la fame mette in ginocchio l'intera popolazione. Due sono le possibili fughe: la morte per fame e problemi ad essa legati, o l'emigrazione... Tra storie di arrivi e partenze si inserisce la magia della notte, delle streghe ma ci prepara anche alla speranza... la speranza del ritorno... Un figlio emigrato ritorna a casa e allora riesplode la gioia e tutti i problemi sembrano svanire... Queste due storie africane si legano strettamente alla storia della migrazione italiana di fine secolo quando le valigie rattoppate o di cartone erano quelle degli italiani in navigazione verso altri lidi... quando: "quando eravamo noi, gli africani, gli albanesi" sorride Anna Fresu che di migrazione ne può ben parlare avendo vissuto molti anni nella sua vita in terra straniera. Tra giochi di luci e ombre il migrante italiano di inizio '900 passa la sua valigia, il suo bagaglio al nuovo migrante africano.
Lo spettacolo teatrale, promosso dal Gruppo Scritti d'Africa, è stato portato in scena dal gruppo il "Cerchio dell'Incontro", è andato in scena nel gennaio 2001 al teatro Due Macelli, Roma; mentre nl giugno dello stesso anno ha avuto reppliche nel teatro Pro-Busto di Busto Arsizio.

lunedì 10 dicembre 2007

POESIA di NATALE

La nostalgia comprime il cuore... eccovi un po' di sodade (nostalgia) per chi passa il natale lontano da casa! A seguire l'invito a ricordarsi che mentre festeggiamo qualcuno sta pensando alla guerra... noi non vogliamo violenza, nè in questi giorni nè mai! Buon Natale! (Jorge Canifa Alves)


SODADE



Che vento è mai questo
Che così piacevole e caloroso
Va gonfiando le vele
Della mia barchetta?
Dove vuol portarmi?
E perché mi spinge con insistenza
Con quella fretta assurda
Di voler arrivare
Benché io non sia ancora partito?
Non chiedetemi, non fate domande!
Spezzate solo le mie catene!!
Mollate gli ormeggi
E lasciatemi andare
Almeno ora che il Natale
Si stringe vorticoso
E vorticoso si stringe
Intorno al mio essere e
Moltiplica di mille e mille volte
La forza di questo vento
Piacevole e caloroso
Che noi capoverdiani
Chiamiamo “Sodade”?

Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!

“Ohi Caboverde…”
E’ un tuo figlio che canta
Sulle tue stesse note
Sperando
Almeno nel ritorno di un eco
Per poter sopravvivere
A questo piacevole vento
A questa terribile malattia
Dalla quale
Pur non voglio liberarmi:
Sodade!

Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!

Natale ti odio e ti invidio
Così bello!
Così ricco d’affetti e sorprese
E sorridi alla vita e
La vita ti sorride mentre ti si stringe intorno
Giocando e scherzando
Ritrovandosi e brindando insieme
Ai soavi odori di casa propria e
Al profumo della dolcissima madre…
Ma io?
Io che sono così lontano da mia madre
Come posso abbracciare il tuo profumo
E inebriarmi dei piacevolissimi suoi odori
Suoi sapori, suoi colori, sue note, suo calore?
Io voglio abbracciarla e con lei gioire…
Natale ti odio!!
Cinico!
Vuoi spezzarmi il cuore?
Vuoi vedermi morire mentre
Sodade
Violento affonda questa mia barchetta?

Liberatemi da queste catene!

Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!

Terribile è la tentazione di lasciare
Questo porto così sicuro e avventurarmi
Verso questo mare tempestoso
Che mi separa dalle braccia materne…

E sono sempre più marinaio solitario
Tra la folla che mi circonda
E mi sazia di affetti e tenerezze anche
Ma io non sono che
Marinaio strapazzato
Dal pazzo e furioso vento della
SODADE

Ed è sempre troppo lontano l’Arcipelago
Per la mia barchetta
Benché io ci sia già arrivato
Prima di tutto
Con il cuore

SODADE
Spingimi ancora un po’!
Voglio arrivarci anche con i piedi!

E tu natale
Natale smettila di urlarmi alle spalle:

“Sodade
Violento vento della nostalgia
Nostalgia della mia terra
Della mia gente
Gente del mio cuore
Cuore della mia terra
Sodade!”



PISTOLE E FUCILI

Sono stato in Achada Grande
A casa di Donna Bia
Ho visto cose inimmaginabili
Sì, proprio nel regno di Donna Bia

I ragazzini infervorati
Le ragazzine a piedi nudi
Che danzavano allegramente
Tutti insieme, allegramente

Oh! Quanto fumo nella stanza
Sembrava il mondo della fantasia
E quanta birra girava ovunque
E quanto girare e girare
E stare allegri e ballare

Risate di cuore
Calici in alto
Applausi a non finire
E la gente
E la gente con il tipico calore
Di noi gente di Capo Verde
Insieme gridava forte la gente:

Oh! Il mondo sta cambiando
Ma non crollerà mai!

Pistole, spingarde e fucili
Odio, rancore e miseria
Fuggite da questa casa
Noi non vi vogliamo
Noi non lo ammettiamo
Noi non lo permettiamo

Noi unite le forze
Forti grideremo forte:

Oh! Il mondo sta cambiando
Ma non crollerà mai!

Il mondo sta cambiando
Perché tanta malvagità
In questo che è solo un istante?

Sono stato in Achada Grande
A casa di Donna Bia
Ho visto cose inimmaginabili
Sì, proprio nel regno di Donna Bia

Donna Bia, Donna Bia
Bella festa, quanta allegria, gioia
Dammi la mano donna Bia
E fammi ballare, fammi sballare!

Com’è più bello divertirsi
Invece che…

Pistole, spingarde e fucili
Odio, rancore e miseria
Noi non vi vogliamo
Noi non vi vogliamo
Noi non vi vogliamo!

sabato 3 novembre 2007

Libro

PRESENTAZIONE DEL LIBRO

Sono onorata, ma soprattutto particolarmente felice, di scrivere la presentazione al libro di Jorge Canifa Alves, il primo libro pubblicato in Italia realizzato da un esponente della seconda generazione della nostra comunità capoverdiana.
Sono sicura che posso ora e qui complimentarmi con Jorge anche a nome dell'intera comunità capoverdiana, che sarà fiera di questo suo figlio. E mi sembra che possa essere anche di buon augurio per questo 2005, che entra nel segno della speranza per migliaia di giovani capoverdiani ed italocapoverdiani, per molti genitori e per tutta la nostra comunità.
Mi sento in qualche modo parte di questo libro da noi tanto atteso, poiché ho seguito Jorge sempre con grande interesse. Ogni volta ho molte aspettative rispetto ai suoi progetti che puntualmente realizza all'interno della nostra comunità, soprattutto con i ragazzi della sua generazione, che da un po' di anni costituiscono il centro di attenzione sia delle nostre Associazioni in Italia che della diaspora capoverdiana nel mondo.
La preoccupazione per questa generazione è tale da portare il Congresso dei Quadri Capoverdiani della Diaspora, che si organizza ogni 4 anno a Capo Verde, a dedicare il III Congresso dell'anno scorso interamente a questa seconda generazione.
La mia amicizia con Jorge è nata grazie alla sua passione per la scrittura: eravamo nel 1997, a Rimini, dove da alcuni anni presentavo il premio letterario per gli immigrati organizzato dall'Associazione culturale EKS & TRA. Quell'anno, con mia gioia e grande sorpresa, scopro che uno dei premiati è un ragazzo di Capo Verde. Potete immaginare quale sia stata la mia gioia, accompagnata da una fierezza incontrollabile, che mi ha travolta nel momento di annunciare il suo nome: Jorge Canifa Alves.
Aveva vinto il premio di prosa con il racconto "La casa d'acqua", proprio uno dei racconti contenuto nel libro che avete in mano. Da allora è nata questa amicizia con Jorge, che si è poi consolidata nel tempo attraverso una serie di collaborazioni con la nostra Associazione delle Donne Capoverdiane in Italia, e più recentemente con Radio B. Leza, uno spazio radiofonico dedicato alla nostra comunità, dove io e Jorge facciamo coppia fissa ogni due settimane.
Jorge ha avuto un percorso di inserimento simile a tanti altri ragazzi capoverdiani che sono arrivati in Italia molto piccoli, non aveva nemmeno 8 anni, è sempre stato seguito ed educato da persone che non conoscevano la sua cultura e la sua lingua, ma che soprattutto non davano molta importanza alla cultura dei paesi di origine, poiché si pensava che potesse essere un ostacolo all'inserimento dei ragazzi. I suoi compagni erano tutti italiani e quindi Jorge non ha più avuto occasione di parlare la sua lingua. E' naturale quindi che con il passare degli anni abbia perso la pratica nel parlare il capoverdiano.
Ma a questa situazione dovuta alla sua storia contingente, Jorge ha contrapposto una caparbia e continua ricerca alla riconquista della sua identità capoverdiana. Questo sforzo lo ha portato a riscoprire le sue radici, attraverso una profonda analisi di se stesso, guidato dalla consapevolezza di appartenere contemporaneamente a due culture: quella italiana e quella capoverdiana. Due culture che nell'insieme costituiscono il suo patrimonio personale, la speciale ricchezza della sua identità.
Il riappropriarsi della cultura capoverdiana è per Jorge un'affermazione del diritto che gli è stato negato per tanti anni, durante la sua infanzia vissuta in Italia. L'interesse e l'avvicinamento di Jorge alla cultura capoverdiana si è poi rafforzato e consolidato attraverso il contatto diretto che lui stesso ha voluto stabilire con la sua comunità d'origine, facendo amicizia con i capoverdiani e occupandosi dei giovani della seconda generazione.
Grazie alla sua capacità di coinvolgere le persone, è riuscito in questi ultimi anni ad organizzare un gruppo compatto di ragazzi disposti e ben felici di seguirlo in questa sua impresa di valorizzare la cultura capoverdiana, stimolare gli interessi verso i valori più alti, orientarli verso un inserimento equilibrato, nella consapevolezza che la convivenza tra cittadini di culture diverse non solo è possibile, ma è l'unica alternativa per la salvezza dell'intera civiltà.
Entrando adesso in merito al libro "RACCONTI IN ALTALENA", devo dire che Jorge mi ha colto di sorpresa, anche se mi ero preparata, pronta a farmi affascinare con sempre nuovi personaggi inseriti dalla fantasia dell'autore negli ambienti capoverdiano e italiano.
Ma Jorge è andato oltre le mie aspettative. Sono rimasta veramente ammirata dalla capacità con cui ha descritto nel suo libro sei ambienti diversi di mondi lontani fra loro, e con riferimenti culturali molto differenti. La ricerca della propria identità culturale capoverdiana ha creato in Jorge altri spazi, altre occasioni per conoscere culture nuove. Da questo confronto tra nuovi mondi Jorge ne esce affascinato e contaminato nel vero senso della parola, in fin dei conti, più ricco.
Questa disponibilità e capacità a sposare più culture distanti tra loro è frutto della sua fantasia ma soprattutto del suo saper vivere e convivere con altri cittadini di vari paesi, che oramai costituiscono la realtà odierna e la caratteristica culturale del Bel Paese. Ma anche nel linguaggio usato Jorge è pieno d'inventiva. La sua prima ricchezza è data dalle diversità culturali dei protagonisti, la seconda è dovuta alla cultura dell'autore e alla sua mente fantasiosa, popolata anche da figure leggendarie e mitologiche.
Africa, Asia, Europa e America Latina sono i quattro continenti di provenienza dei rispettivi protagonisti di questo libro. Ma non a caso, proprio a Capo Verde è ambientato il primo racconto. Parlare di Capo Verde significa legare la storia all'emigrazione, vista come unica via di salvezza per una vita dignitosa. Un'emigrazione al femminile, perché Jorge è venuto in Italia ancora piccolissimo a ricongiungersi con sua madre, e anche perché la nostra comunità è ancora oggi per la stragrande maggioranza costituita da donne.
Questa forza femminile, questa presenza materna, protettrice e creativa, non lascia l'autore indifferente. Infatti anche nei racconti successivi sono le donne le vere protagoniste. Donne che parlano della libertà, che sognano la libertà e che vogliono la libertà, a costo di pagarla con la propria vita, come nel caso del racconto intitolato SAB RAS. Un racconto che potrebbe rappresentare tutte le donne che ancora non sono libere di scegliere con chi sposarsi o di decidere semplicemente della propria vita. Donne il cui destino viene determinato fin dalla nascita, un destino fatale al quale non possono sottrarsi.
Ma la libertà di cui Jorge ci parla, attraverso i protagonisti dei suoi racconti, è una libertà che non ha confini, cosicché ogni personaggio è simbolo di una storia più grande, dove la libertà è la vera protagonista, temuta in passato, ma anche sognata, conquistata, difesa, per il tempo presente ed anche futuro.
Ben venga, dunque, un libro come "RACCONTI IN ALTALENA".
Grazie, Jorge, non potevi farci un regalo migliore per questo Nuovo Anno appena iniziato.
di Maria de Lourdes Jesus
I migliori link che ne parlano:

"Gli Affamati"

RAIZLONGE


Può una radice germogliare lontano dalla terra di appartenenza?

La risposta è presentata da questo gruppo misto RAIZ LONGE, ossia radici lontane… E’ possibile che ciò avvenga, ma la radice in questione dovrà adattarsi al nuovo ambiente, dovrà interagire con questo spazio riuscendo a nutrirsi degli elementi di cui questa si caratterizza, e deve poi cercare di far si che l’ambiente tutto la riconosca come elemento diverso ma non estraneo e sappia in qualche modo apprezzarla per questa sua diversità.

RAIZ LONGE nasce nel 2002.A sua volta è “radice” del GRUPPO TEATRALE ESPERIDI, gruppo questa nata, due anni prima, all’interno di un piccolo teatro di una chiesa di Via Sicilia. Il Gruppo nasceva per volontà di Antonita Firmino che intendeva così occupare le domeniche dei giovani capoverdiani, il timone veniva affidata a Jorge Canifa Alves, facente già parte del gruppo teatrale IL CERCHIO DELL’INCONTRO di Anna Fresu.


Nel 2002 J.Canifa, per una questione di libertà di espressione, lasciava il G.T.ESPERIDI (che si sarebbe poi sciolto da li a poco), e organizza un nuovo gruppo laico, formato da amici e da alcuni ragazzi del precedente gruppo. Il gruppo lavora alla realizzazione de “La Causa” tratto dal romanzo Famintos di Luis Romano. I mesi di preparazione sono due, in questi mesi nasce il gruppo RAIZ LONGE. A causa della mancanza di fondi e della perdita della sede dove il gruppo si ritrovava il gruppo è costretto a sciogliersi… ma… il sogno continuava ad ardere sotto la cenere...

Nel 2004 J.Canifa inizia a scrivere il testo “Le Ombre della Luna” da cui nasce il testo teatrale “Gli Affamati” con l’integrazione del precedente testo di Romano “La Causa”. Agli inizi del 2005 i suoi pensieri si incontrano con quelli dell’amico e attore Giovanni Mone e rinasce il forte desiderio di richiamare il gruppo RAIZ LONGE per continuare il sogno. Con grande meraviglia tutti rispondono con entusiasmo e si inizia subito con due uscite: lettura-recitante di questa tragedia vengono fatti agli inizi di marzo al “Rialto” per il Circolo G. Bosio; e lettura-recitante a Piazza Vittorio, con l’associazione Apollo 11, in occasione de La Notte Bianca, a settembre.

Intanto si inizia a pensare alla grande! Un gruppo più folto, un musicista importante come Adão Ramos e una cantante di uguale caratura come Ondina Santos, un fotografo di professione come Marzio Marzot, una scenografia non arrangiata ma affidata a chi se ne intende Namash Marino. Soprattutto si pensa ad un teatro, un vero teatro dove portare quest’opera prima, la nostra prima scelta è il Teatro Euclide di Roma… Su queste basi nel settembre del 2005 iniziano i lavori di preparazione… tra attori che vengono, e altri che vanno via, un po’ per impegni che non permette loro di vivere pienamente quest’esperienza e altri “spaventati” dai personaggi un po’ crudi, il gruppo finale è composto da ben sette capoverdiani, tre italiani e una somala.

foto di Marzio Marzot

GLI AFFAMATI

Tratto dai testi:

La Causa, di Luis Romano
Le Ombre della Luna, J.Canifa Alves

Con

Aderico Brito

Alfredo Pierantozzi

Benny Hopffer Almada

Caterine Hopffer Almada

Giovanni Mone

Hamdi Dahi

Jorge Canifa Alves

Linda Evora

Marta Poretti

Viviana Alves

Walter do Rosario

Con
la partecipazione straordinaria di

Ondina Santos

e di Ilaria Macchi


Musiche ed effetti sonori di
Adao Ramos

Fotografia di
Marzio Marzot


Scenografia di
Jorge Canifa Alves
e Alfredo Pierantozzi

Luci e suono a cura di
Domenico Viviani

Video di
Marta Poretti

sceneggiatura di
Jorge Canifa Alves


Regia di
Jorge Canifa Alves & Giovanni Mone


Gli Affamati
(atto unico)



ERANO
40.000

ERANO
STATI DAL MONDO DIMENTICATI

E SONO MORTI AFFAMATI…


Genere: Tragedia
Luogo: S.Antão (Capo Verde)
Anno: 1943

Soggetto
Un uomo ha appena ucciso una donna. Cosa lo ha portato a compiere il folle gesto? Si ritorna a ripercorrere un periodo storico e tragico per le isole del Capo Verde. Siamo negli anni quaranta, nel mezzo di una delle più brutte carestie che abbiano mai devastato il paese. Si entra dentro gli aspetti storici e sociale del periodo. La follia degli uomini ha generato la seconda guerra mondiale, e questa è concausa della fame che rigenera pazzia nelle menti di quelli che quella sporca guerra non l’hanno combattuta ma nonostante ciò grava anche su questi. Uomini, donne, bambini, vecchi tutti a ridosso di un porto nell’attesa di un mercantile americano che forse non riungerà mai. La mancanza d’acqua fa il resto, non crescono i frutti e la gente, nell’atto di sopravvivenza, devasta anche le proprietà private alla ricerca anche solo di una patata marcia da mangiare! Nella difesa della proprietà anche l’uomo più onorevole perde la ragione e inizia la sua personale battaglia contro quelli che crede demoni e arriva a commettere un omicidio.
Foto di Dario di Teodoro

Costi di realizzazione di ciascuno spettacolo
Il costo complessivo del Gruppo Raiz Longe per la
messa in scena della tragedia “GLI AFFAMATI” è di 8000,00 Euro


mercoledì 17 ottobre 2007

news di Letteranza

mercoledì 17 ottobre 2007

Canifa Alves a Roma

Mercoledì 10 Ottobre, alle ore 18.45, proseguirà, presso il Centro Policulturale Baobab http://www.erythros.org/cmulticulturalebaobab.asp, il ciclo di incontri con scrittori africani.

Il terzo di questi appuntamenti sarà con lo scrittore capoverdiano Jorge Canifa Alves, il quale presenterà il suo libro: "Racconti in altalena". Storie di donne, libertà ed altre culture che si incontrano in un continuo dondolare senza pregiudizi, ma con curiosità viva di conoscenza reciproca. Sette racconti migranti, dove l’immigrato non è colui che subisce la condizione, ma è colui che ha il coraggio di esprimere con forza se stesso. La lettura sarà accompagnata dalle musiche di Pap Kanoutè.

domenica 19 marzo 2006

locandina gli affamati


Prima locandina dello spettacolo "Gli Affamati"

venerdì 10 febbraio 2006

Istituto Goethe

RACCONTI IN ALTALENA (comunicato stampa)

Storie di donne, libertà e culture altre che si incontrano in un continuo dondolare ora qua ora là, senza pregiudizi ma con curiosità viva ed empatica.

Sette racconti migranti, dove l’immigrato non è colui che subisce la condizione di “straniero-diverso” ma è colui che ha qualcosa da raccontare di se stesso e ha voglia di ascoltare gli altri per arrivare ad un punto di conoscenza comune, consapevole che la non conoscenza, l’ignoranza, genera la paura e l’intolleranza. Racconti in Altalena è la volontà di incontrare “l’altro”.

La presentazione del libro, curata da Tabanka onlus, avrà luogo giovedì 16 febbraio ore 16, presso il Goethe Institute in via Savoia 15 (presso piazza Fiume). Presenti l’autore Jorge Canifa Alves e per la casa editrice (edizioni dell’arco) Chiara stefani. Interverranno Anna Fresu (regista teatrale), Simone Celani (docente universitario) e Maria de Lourdes Jesus (giornalista rai), coordinerà l’incontro Linda Evora. Leggeranno alcuni brani i Raiz Longe, gruppo teatrale italo-capoverdiano.

Racconti in Altalena continua su STRANIERI IN ITALIA <---clicca

sabato 1 gennaio 2000

fiera di Roma

Amore Festival celebra, quest’anno, la sua nuova edizione e si appresta a diventare, ogni anno di più, il festival di Capodanno europeo per eccellenza. Nelle precedenti quattro edizioni Amore Festival ha portato a Roma circa 150.000 giovani

Catalogo

RAIZ-LONGE

RAIZ-LONGE
dietro: Benny Hopffer Almada, Giovanni Mone, Alfredo Pierantozzi; al centro: Marta Poretti Viviana Alves, Jorge Canifa Alves, Cateline Hopffer Almada, Lorena Salvatori, Walter do Rosario; in basso: Hamdi Dahir, Linda Evora, Aderico Brito.

Un libro può salvare la vita

  • edgar allan poe - racconti
  • Gabriel Garcia Marquez - Cent'anni di solitudine
  • Isabel Allende - il piano infinito
  • Luis Romano - famintos
  • Michael Ende - la storia infinita

MONDO MIGRANTE

Los Angeles – Charlize Theron è diventata cittadina americana. Ad annunciarlo la stessa attrice durante il David Letterman Show: “ho sempre desiderato essere cittadina americana, ma loro non volevano accettarmi… Ho dovuto studiare. Inoltre era difficile non pensare a qualche trucco all’esame, come quando a me, di madrelingua inglese e sudafricana, è stato dato un foglio e mi è stato chiesto di scrivere correttamente la frase: è una giornata di sole”.

Un premio Oscar all’ umorismo americano… ma si diamo loro anche un “Tapiro d’oro”.

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL'INDIPENDENZA DI CAPO VERDE

XXXIII° ANNIVERSARIO DALL\
J. Canifa Alves, l'On.le M. Monteiro, l'On.le Frias, l'On.le Sousa, rappresentante Caritas F. Pittau